Obama in Medio Oriente: e Turchia e Israele riprendono a parlarsi

Ieri, il presidente americano ha ottenuto forse il risultato migliore della sua visita: è riuscito infatti a far sentire al telefono il premier israeliano Benjamin Netanhyau e quello turco, Recep Tayyip Erdogan.

Oggi finisce il viaggio con Petra

Oggi Barack Obama termina il suo viaggio in Medio Oriente con la visita a Petra. Questa sera il ritorno a Washington. Ieri, il presidente americano ha ottenuto forse il risultato migliore della sua visita: è riuscito infatti a far sentire al telefono il premier israeliano Benjamin Netanhyau e quello turco, Recep Tayyip Erdogan. I due leader avevano rotto i rapporti diplomatici nel 2010, dopo che Israele aveva attaccato una nave turca che aveva cercato di forzare l'embargo per portare medicine e cibo ai palestinesi.

Ebbene, ieri, Netanyahu ha porto le sue scuse a Erdogan, che le ha accettate. Obama ha così commentato: "Il problema siriano è un problema americano, ma non possiamo affrontarlo da soli. Israele e Turchia sono due alleati centrali nella regione, è da tempo che cerco di riavvicinarli e ieri mi è sembrato fosse il momento ideale". Netanyahu ha promesso anche di risarcire le vittime dei nove pacifisti morti nell'attacco del 2010.

La Siria è stato l'argomento chiave di ieri per Obama. Il presidente statunitense ha detto che non basta rovesciare il regime di Assad, ma ci vuole anche una fase preparatoria perché il Paese non ricada poi in un'altra guerra e in un'altra crisi umanitaria. Il dialogo tra Istanbul e Gerusalemme potrebbe essere vantaggioso: "Fortunatamente Israele a Turchia sono riuscite a ricucire un rapporto, questo non toglie che ci sono e ci saranno molti disaccordi e non solo sulla questione palestinese".

Il numero uno della Casa Bianca ha incontrato anche Re Abdullah di Giordania. Il monarca ha spiegato che nel suo Paese sono in corso riforme che trasformeranno il suo regno in una monarchia costituzionale. Molto simile a quella britannica. "Abbiamo quasi 460mila rifugiati dalla Siria,i nostri confini sono e resteranno aperti, ma si tratta di quasi il 10% della popolazione. E il numero cresce. Fatte le proporzioni è come se l'America avesse improvvisamente 30 milioni di rifugiati. Il danno economico è enorme, il pericolo di instabilità altissimo". E Obama ha promesso 200 milioni di dollari di aiuti.

Foto | © Getty Images

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