Amministrative 2008: l'esercito degli illusi

Così come la Morte Nera di Star Wars si circonda di centinaia di tie fighters, anche le politiche 2008 arrivano in mezzo a uno sciame di elezioni amministrative. In primavera si voterà in 500 comuni italiani, tra cui Brescia, Messina, Pescara, Pisa, Roma, Treviso, Udine, Vicenza e tanti altri.

Anche a livello locale, quindi, la politica è in fibrillazione. In alcuni comuni, la media (mostruosa) è di un candidato a famiglia. Tuttavia, che lo sappiano o no, solo pochi hanno la speranza di vincere l'agognata poltrona di consigliere comunale.

Sembra scontato, ma non lo è, specie per quei giovani con tanti amici che sperano davvero di assestare il colpaccio: la verità è che non importa solo quanti voti possiate prendere. Conta soprattutto la lista in cui vi candideranno.

Sì, perché le cadreghe nei consigli comunali delle città con più di quindicimila abitanti vengono assegnate per il 60% alle liste collegate al sindaco eletto al primo turno, e per il restante 40% col diabolico metodo d'ont.

In pratica, per capire quanti seggi spettano a ogni lista bisogna dividere il numero delle preferenze ottenute dalla lista (o dal gruppo di liste collegate) successivamente per 1, 2, 3, 4 etc. sino a concorrenza del numero dei consiglieri da eleggere, scegliendo poi i quozienti più alti tra quelli risultati dalle varie divisioni fino a esaurimento posti.

Sembra complicato, e in effetti lo è. Ma alla fine della fiera chi riceve 800 voti in una lista poco votata viene sovente "trombato" da chi ne ha presi 200 in una lista complessivamente più forte.

Per questo i ragionieri della politica locale sanno già, grosso modo, da chi saranno composti i prossimi consigli comunali (e di quartiere). Gli altri candidati, consapevoli o no, porteranno solo acqua al mulino altrui.

Tutto questo almeno fino a oggi. Cioè fino alla presentazione delle misteriose liste civiche di Beppe Grillo, unico vero elemento di imprevedibilità in un contesto politico che finora si è volutamente astenuto dall'analizzare approfonditamente il fenomeno della cosiddetta "antipolitica".

Se sarà top o flop, ce li diranno solo le urne.

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