Oggi il primo sciopero degli immigrati in Italia. Cui prodest?

"Sostenere l'importanza dell'immigrazione per la tenuta socio-economica del paese". Questo, a parole, l'obiettivo del primo storico sciopero degli immigrati italiani, per la verità ispirato dall'analoga iniziativa di vari altri paesi europei tra cui Francia, Spagna e Grecia, e appoggiato da varie forze politiche di collocazione più o meno omogenea, come Sinistra e Libertà, Rifondazione Comunista e Partito Democratico.

Slogan retorici a parte, risulta però difficile comprendere appieno lo scopo di un'iniziativa del genere. In primo luogo perché non raduna una categoria di lavoratori, come d'uso, ma un gruppo di etnie che non si vede che cos'abbiano in comune. Un lavoratore regolare è un lavoratore regolare, che sia cinese, africano o italiano; dunque perché dovrebbe aderire a uno sciopero a base etnica?

L'impressione generale che se ne ha è di una generica protesta contro il razzismo, un po' come si faceva ai tempi della scuola per evitare le interrogazioni. I picchetti tattici per manifestazione si sprecavano e se proprio non c'era nessun motivo per non andare in classe, quello del razzismo era un "sempreverde".

Il problema è che come al solito il messaggio che si vorrà far passare è che è razzista chi vuole limitare l'immigrazione clandestina, e infatti nel manifesto dello sciopero che cosa troviamo? Ovviamente la questione dei respingimenti via mare e dei centri di accoglienza. Altro discorso sono naturalmente i drammatici fatti di Rosarno, che però - ricordiamolo - fecero anche da pretesto per reazioni violente presumibilmente ispirate dalla stessa malavita contro cui si protestava.

Resta dunque da vedere che adesione ci sarà. Le ultime stime (molto conservative) portano a un numero complessivo di 5 milioni di immigrati in Italia (di cui 1 milione rumeni e 1,2 milioni mussulmani). Sarà dunque interessante vedere la percentuale degli scioperanti. Sempre sullo sfondo di una semplice domanda. Cui prodest?

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