Ore 12 - La "cappellata" romana non è una ... svista. Dopo il voto, la resa dei conti nel Pdl

altroQuelli del Pdl, allo sbando dopo la “cappellata” romana che rischia di eliminarli dalle Regionali, da una parte inviano appelli sbilenchi al capo dello Stato e dall’altra invocano, increduli, la piazza.

Ieri i “quattro gatti” (pagati?) della Polverini hanno inscenato una squallida quanto inutile gazzarra a Piazza del Popolo (ma contro chi?) e happening sono annunciati a San Lorenzo in Lucina (a due passi da Montecitorio) già da oggi, poi il 4 marzo e così via.

Dura lex sed lex. C’è clima da resa dei conti: ex di FI contro ex di An. Tutti contro tutti. L’imputato numero uno è Fini, accusato di voler “scippare” il Pdl.

Lo sconcerto del Premier fa pari con lo sfogo e anche con la “contentezza” di altri nel Pdl, ritenuto sempre più una “banda di incapaci” (il ministro Rotondi) o un “partito di matti” (Il Giornale).

Graffia la penna del “feltriniano” Alessandro Sallusti: “La mancata presentazione della lista in tempo utile è il grottesco risultato degli equilibrismi per accontentare gli ex Forza Italia e gli ex An. Che creano un mostro burocratico e inefficiente”.

Ma non era questo il grande partito unito del “predellino”, voluto e guidato da una mente “superiore”, partito del fare, super organizzato, super efficiente, super democratico, super libero, per spazzar via gli “inutili” e vecchi partiti ideologizzati, burocratizzati, sclerotizzati, comunisti, per fare dell’Italia il super Paese del Sol dell’avvenir?

Qualcuno spieghi al Cav quando i militanti del Pci e della Dc passavano la notte all’addiaccio (litigando e … bevendo insieme …) davanti alle porte degli Uffici elettorali in attesa di precipitarsi dentro al mattino,a spintonate, e guadagnare il primo posto per la lista. Che non era la propria lista, infarcita di “amici” e amici degli amici, ma quella del partito.

Un partito che sentivano “proprio” perché costruito e gestito in prima persona. E la loro militanza era … gratis. Partiti con mille magagne, ma veri. E in lista finiva gente comune, gente perbene, preparata, reale, non gente “inventata”, da galera, rubagalline o miliardari speculatori, furboni, furbi e furbetti di ogni risma. E le mele marce venivano cacciate, a furor di … sezione.

Si raccoglie quel che si semina. E c’è ancora chi crede a questi leader, a questi partiti, a questa seconda Repubblica. Cosa manca ancora per capire che siamo in fondo al pozzo?

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