Passa il brodino della legge anti-corruzione. I contenuti



Ieri il Consiglio dei ministri ha approvato il ddl anti-corruzione. Tra aumenti di pena e piani vari spicca la norma che prevede l'ineleggibilità per 5 anni a deputato o senatore per chi abbia commesso reati contro la pubblica amministrazione. E questo è proprio il provvedimento che lascià maggiormente perplessi. Un cittadino che abbia commesso un reato di questo genere (parliamo di sentenze passate in giudicato) come può riproporsi come rappresentante del popolo? Che cambi mestiere, perlomeno. L'ineleggibilità avrebbe dovuto quantomeno essere eterna.

Ma vediamo nel dettaglio il contenuto del ddl.

Liste pulite
. Oltre all'ineleggibilità di cui sopra, non saranno candidabili a cariche di alcun genere i presidentei di Regione che abbiano compiuti atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge per le quali siano stati precedentemente rimossi (e meno male, NdR).

Inasprimento di pena. Aumentate le pene fino al 50% per tutti reati contro la P.A. fino a un massimo aumento di 6 anni. Introdotta l'aggravante di un terzo nei confronti del cosiddetto "pubblico ufficiale infedele".

Piano anticorruzione e norme sugli enti locali. Ogni amministrazione dovrà compilare un rapporto sul grado di esposizione al rischio corruzione (???). Prevista inoltre maggior trasprenza per appalto, concorsi eccetera.

In definitiva si tratta di una manovra di facciata. Una perdita di tempo totalmente priva di concretezza che Alfano e il CdM potevano tranquillamente risprmiarsi. Ma si sa, le elezioni sono alle porte. E persino Fini per una volta si è detto d'accordo sul ddl.

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