Web e potere: il Decreto Romani approvato con alcune modifiche ma restano grandi perplessità


Come previsto nelle scorse settimane, il contestatissimo Decreto Romani è arrivato al Consiglio dei Ministri, che l'ha approvato togliendo la parte più criticata, ovvero la parte che equiparava il web alle televisioni. Una nota del Ministero dello sviluppo infatti dichiara che la nuova versione del testo escluderebbe blog, giornali online, siti Internet e motori di ricerca.

Sembrerebbe dunque che la rivolta del mondo del web abbia convinto l'esecutivo a fare più di un passo indietro, davanti a quello che si preannunciava come uno scontro frontale senza esclusione di colpi, una legge che avrebbe messo un vero e proprio bavaglio al materiale video in Internet, soprattutto (pensiamo noi soliti maliziosi...) a vantaggio di Mediaset, pronta a sbarcare sul web con un progetto in stile Hulu.

Ma c'è un però, che riguarda le sorti di You Tube, che rischia di essere inclusa nella disciplina del decreto.

Immagine|Flickr

Non tutti pensano infatti che i cambiamenti apportati siano veramente il segno di un cambio di rotta. Per esempio, Punto informatico sottolinea che

Il nuovo testo consente, probabilmente, di fugare il dubbio che il Governo abbia inteso deliberatamente trasformare il web in una grande TV ma non anche di allontanare il rischio che le nuove norme producano, comunque, tale infausta conseguenza.

Il testo (lo trovate qui in pdf) in effetti resta molto ambiguo nella definizione di cosa viene considerato media audiovisivo e cosa no, e trovandoci di fronte ad un governo non proprio trasparente, viene da pensare male; anche perché sullo sfondo si staglia un mostro enorme a nove teste, chiamato conflitto d'interessi del premier, ormai talmente evidente che neanche l'esecutivo fa più molto per cercare di nasconderlo.

E' stato confermato all'Agcom il compito di sceriffo di stato della rete. Il decreto sembra esser dunque leggermente migliorato rispetto a prima, ma non basta per stare tranquilli.

Difatti molte delle critiche ricevute non sono state ascoltate, rimangono troppe ambiguità sulla definizione di cos'è media audiovisivo ( e sulla sorte di You Tube e dei videoblog) e restano grossi dubbi sulle intenzioni di chi queste legge l'ha scritta e sulle conoscenze del web di chi la dovrà far applicare (leggi Agcom). Staremo a vedere...

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