Movimento 5 Stelle: processo a Roberta Lombardi per la gaffe del "regalo alle banche"

La capogruppo del Movimento 5 Stelle ha parlato di "porcata di fine legislatura". Ma se parte dei debiti della pubblica amministrazione andrà alle banche c'è una ragione. E nel partito qualcuno chiede le dimissioni.

Ormai si è capito che l'accusa di Roberta Lombardi, capogruppo alla Camera del Movimento 5 Stelle, sulla "porcata di fine legislatura" è stato un attacco a vuoto, se non proprio sbagliato. Che tra l'altro ha messo in cattiva luce una delle poche cose buone di questo governo. Di che si parla? Della decisione del governo di stanziare 40 miliardi affinché la pubblica amministrazione ripaghi una parte dei suoi debiti verso le imprese, che aspettano quei soldi come fosse ossigeno. Roberta Lombardi si è lanciata nel "j'accuse" nel suo discorso alla Camera:

"I cittadini prendono un impegno per 40 miliardi di debito pubblico di cui una parte (nessuno sa quanta) andrà direttamente alle banche e da questa generosa, ennesima, regalìa ci si aspetta che subito erogheranno prestiti e finanziamenti alle Pmi italiane. L'esperienza di questi anni ci ha reso cauti sugli effetti nell'economia reale dei finanziamenti alle banche (...). È una tipica porcata di fine legislatura"

Non ha detto solo questo, la capogruppo, ma questa è la parte che è stata rilanciata ovunque e che probabilmente ha fatto esaltare i grillini più ortodossi. Peccato che non ci fosse nessuna "porcata" in vista, comunque non nel fatto che parte dei soldi andranno alle banche. La questione è semplice: una certa quota dei soldi che la PA deve alle imprese è stata anticipate dalle banche. Per questo adesso parte dei 40 miliardi stanziati deve andare alle banche. Tutto chiaro a tutti, tranne che a Roberta Lombardi.

Perché la cosa era nota anche a molti deputati del Movimento 5 Stelle, che quando si sono accorti che il discorso che la loro capogruppo stava leggendo non era quello "modificato" dai loro interventi, ma quello originale, sono saltati sulle poltroncine. E così, finita la seduta, è stata indetta una riunione di emergenza.

La ragione per cui in tanti erano arrabbiati è una sola - secondo la ricostruzione di Repubblica - il discorso che il gruppo aveva letto era stato migliorato e cambiato grazie agli interventi di "esperti" giunti anche dalla rete in soccorso. Ma lei è andata dritta per la sua strada.

"Abbiamo chiesto alle persone che ci aiutano attraverso la Rete, avevamo preparato un discorso decisamente migliore, ma lei è andata dritta per la sua strada. Non se l'è sentita di cambiare". A sera, davanti a quello che è un vero e proprio processo, Roberta Lombardi cerca di spiegare: "Non avevo capito che volevate cambiassi tutto. È tardi, con tutte le cose che ci sono da fare, vi sembra una priorità?". Si è sentita rispondere che sì, è una priorità concordare gli interventi.

E qualcuno ne ha chiesto anche le dimissioni, come Adriano Zaccagnini, raccogliendo consensi ma decidendo alla fine di lasciar perdere. Le accuse che le sono piovute addosso, però, restano: non è capace di lavorare in gruppo, pensa di essere preparata ma non lo è, non sa gestire le persone. Dopo le gaffe su articolo 18 e fascismo, Roberta Lombardi mette in fila un'altra pessima figura.

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