Movimento 5 Stelle: la riunione per decidere il destino del Governo (e di Roberta Lombardi)

"Un nome per Palazzo Chigi proposto dal presidente andrebbe bene"; "anzi no". "Su Bersani c'è stata unanimità"; "no, il gruppo è spaccato". "Roberta Lombardi si deve dimettere"; "non è vero". Il Movimento 5 Stelle alle prese con i suoi dilemmi.

Movimento Cinque Stelle

Nel Movimento 5 Stelle la situazione è a dir poco convulsa: ormai per Pierluigi Bersani non ci sono più chance di ottenere i loro voti, ma la riunione che ha decretato questo è stata tutto tranne che unanime. Così come rimangono molti malumori nei confronti di Roberta Lombardi, che alle mille brutte figure e gaffe ha aggiunto anche l'uscita su "sembra di stare a Ballarò" mentre Bersani parlava con lei e Vito Crimi . E infine bisogna decidere del possibile "piano C": quello, cioè, su cui potrebbe convergere l'M5S nel caso il presidente della Repubblica trovasse un nome adatto anche ai 'grillini'.

Partiamo da quest'ultima cosa: ieri nel tardo pomeriggio hanno iniziato a circolare parole attribuite a Vito Crimi: "Se Napolitano fa un altro nome è tutta un’altra storia. È bene che il Pd non lo faccia, altrimenti lo brucia. Non voteremo mai un governo targato Pd anche se guidato da una persona terza”. Passa qualche ora e lo stesso Crimi smentisce: "Se il Presidente Napolitano non dovesse infatti assegnare a Bersani l’incarico di formare un nuovo Governo, il percorso delle consultazioni riprenderebbe il suo iter, nel quale – come già puntualizzato – il Movimento Cinque Stelle si assumerà la sua responsabilità politica, proponendosi direttamente per l’incarico di formare una squadra composta da nominativi nuovi".

Che poi questa non è una vera e propria smentita, al massimo una mezza smentita. Crimi dice che se Napolitano riprenderà le consultazioni loro proporranno il Governo a 5 Stelle, ma non dice che qualunque altro nome faccia il Capo dello Stato non andrà mai bene. Insomma sembra che una via di mezzo, con qualche nome che non sia associabile al Pd, possa essere quanto meno presa in considerazione. Ma quali possono essere questi nomi? Si parla di nuovo di Stefano Rodotà, giurista, di Gustavo Zagrebelsky, costituzionalista. E addirittura spunta il nome di Gino Strada come ministro della Sanità.

Nomi più o meno probabili, ma che fanno capire che all'interno del Movimento 5 Stelle ci sono molte più fibrillazioni di quelle che vuole far credere Crimi quando parla di "unanimità". E d'altra parte che l'M5S stia vivendo una grande tensione e che senza la direzione priva di cedimenti di Beppe Grillo probabilmente un accordo sarebbe saltato fuori si è capito. Scrive La Repubblica che nella riunione di martedì notte alla Camera per decidere la linea non c'è stata in verità nessuna unanimità, anzi.

I no a Bersani non sono stati 109, ma solo 60. In 4 hanno votato per il "se" - la possibilità di ridiscutere di fronte a una nuova proposta del segretario pd - gli altri si sono astenuti. "Perché non era neanche il caso di votare", spiega qualcuno, ma la storia è comunque diversa dalla versione ufficiale. Un governo del presidente non a guida pd? "Ne possiamo parlare", risponde Stefano Vignaroli.

Si capirà meglio dopo l'incontro tra Napolitano e Bersani. Ma intanto il Movimento 5 Stelle si incontrerà di nuovo nel pomeriggio per continuare in quella decisione non stop delle linee guida di cui hanno bisogno per non perdersi in mille correnti di pensiero diverse. E anche per decidere del destino di Roberta Lombardi. La capogruppo alla Camera non piace, nella riunione di martedì si è deciso di lasciar perdere le richieste di dimissioni dopo la "bufala sulle banche" ma oggi si potrebbe tornare sulla questione e mettere in scena un voto palese per vedere se è già il caso di sfiduciare la Lombardi.

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