Silvio Berlusconi si candida al Quirinale (in alternativa Gianni Letta o Renato Schifani)

Adesso che la trattativa di Bersani con il Movimento 5 Stelle è fallita, il Cavaliere fa la voce grossa.

Fino a pochi giorni fa Silvio Berlusconi era in tenuta da battaglia se si trattava di aizzare le folle adoranti, ma in verità, nel dietro le quinte, prevaleva la voglia di trattare, concordare, cercare compromessi. Andava bene anche un governo Bersani, quasi quasi, bastava che il nome del prossimo Presidente della Repubblica non fosse imposto dal Pd, ma scelto assieme al Popolo delle Libertà.

E poi, che è successo? È successo che "l'esplorazione" di Pierluigi Bersani è arrivata al capolinea dopo l'ennesima porta sbattuta in faccia dal Movimento 5 Stelle e che quindi - salvo sorprese dell'ultim'ora - si farà il governissimo con il Pdl oppure si tornerà alle urne. A questo punto Berlusconi, guardando anche gli ultimi sondaggi, non ha più paura di restare fuori dai giochi. E ritorna a fare il falco. A partire dalla scelta del prossimo presidente della Repubblica. Che dovrebbe cadere su lui medesimo, oppure sul fido Gianni Letta. O al limite su Renato Schifani. Scrive La Repubblica:

"Bersani vuole Palazzo Chigi? Mandi me o Gianni Letta al Quirinale, il resto non ci interessa". È stato l'ultimo messaggio tranciante con cui si è licenziato dai suoi. Sebbene chi gli ha parlato fino a tardi sostiene che "il presidente attende" un segnale, un'offerta a questo punto pubblica dal Pd. Ma certo che non arriverà.

La posizione la spiega meglio Daniela Santanché: "O Bersani fa il premier e Berlusconi il presidente della Repubblica, oppure il contrario. Tertium non datur". Le uniche alternative sono che al Quirinale, al posto del Cavaliere in persona, potrebbero andare Gianni Letti o Renato Schifani.

È evidente che si tratta di una provocazione, il Pdl non ha semplicemente i numeri per fare di testa sua e imporre nomi nella corsa alla presidenza alla Repubblica. Ma è un segnale chiaro: il tempo in cui il Pd poteva imporre e il Pdl al massimo trattare è finito. Con Bersani indebolito e la possibilità che le porte del Governo si riaprano, Berlusconi non accetta più le condizioni di nessuno.

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