Rassegna stampa estera: il caos liste visto dai giornali stranieri


Come viene letto il caos creatosi attorno alle liste PDL di Lazio e Lombardia all'estero? In maniera piuttosto critica e perplessa - tanto per abbondare negli eufemismi. Senza mezzi termini invece è stato il brasiliano Terra Magazine:

Ci manca solo il tendone per poter definire una volta per tutte la politica italiana un grande circo. (..) Il casino che il PDL – il partito inventato da Berlusconi nel 2008 e che ha la maggioranza nel parlamento italiano – ha combinato a Roma è degno di una rassegna di sketch di teatro. La lista dei candidati del partito è stata consegnata con 45 minuti di ritardo perché la persona incaricata aveva fame e se n’era andata a mangiare un panino vicino al tribunale. (..)

I due candidati – Formigoni in Lombardia e Roberta Polverini nel Lazio – già hanno dichiarato che presenteranno appello ma in entrambi i casi sarà difficile trovare una scappatoia. Gli italiani sono maestri nelle scappatoie, ma in questo caso il problema sembra abbastanza complicato. Anche perché i due evidentemente sono vittime del fuoco amico. Il caso di Roberta Polverini è esemplare. La spiegazione che circola nei palazzi della politica romana è che la candidata del PDL è boicottata dai berlusconiani del partito. Lei è una ex sindacalista legata alla vecchia Alleanza Nazionale, e la sua candidatura non piace alla componente di Forza Italia, l’altro partito che diede vita al PDL. Il fatale panino sarebbe una manovra per liberarsi di una donna scomoda, che non è mai stata docile e prudente, né promette di esserlo in futuro, nei confronti del potente primo ministro italiano

In america il popolarissimo blog Huffington Post ha scritto:

A poche settimane dalle elezioni regionali l’Italia assiste a uno dei più imbarazzanti e potenzialmente pericolosi episodi della sua storia politica. La stampa estera non ha raccolto l’eco di questa storia, in parte per la sua complessità, ma quanto è successo negli ultimi giorni è paragonabile ad un intervento da parte della Regina per “riparare” la democrazia britannica a causa del fatto che qualcuno era – letteralmente – fuori a pranzo. (..) Questi interventi confermano che il partito di Berlusconi, il Popolo della Libertà, è su una parabola discendente e sta raggiungendo nuovi livelli di incompetenza. Il partito fondato e costruito attorno all’idea del “fare”, dell’agire efficacemente invece del mero parlare di politica, sembra aver perso la sua capacità di funzionare e di portare a compimento anche i compiti più basilari come quello di registrare i candidati. Il decreto, che alcuni hanno chiamato “ad paninum” è in analogia con le molte leggi “ad personam” che il governo Berlusconi ha approvato negli ultimi anni. Allo stesso tempo, il coinvolgimento del Presidente Napolitano indica che nel suo declino Berlusconi sarà pronto a trascinare con sé anche le più fondamentali istituzioni italiane. (..) Nel 1956 Ennio Flaiano scrisse che “La situazione politica in Italia è grave, ma non è seria”. Le sue parole non potrebbero essere più vere oggi

E mentre il sito France 24 ha titolato "partito di dilettanti", in Spagna El Pais ha trovato

impressionante la ricostruzione che fa oggi il Corriere della Sera dell'incontro giovedí sera tra Berlusconi e vari ministri con Napolitano al Quirinale. L'idea di Berlusconi era che il presidente dovesse firmare un decreto chiaramente incostituzionale di rinvio delle elezioni, ma questi avrebbe rifiutato gatecoricamente. Quindi, secondo il quotidiano, il premier si é comportato in modo "brutale" col capo dello Stato, ricordandogli di essere l'unico capo votato dal popolo, e che la sua firma fosse solo un passaggio, formale e comunque obbligato. "Lo ha trattato, insomma, alla stregua di un segretario, un mero notaio", scrive il Corriere. Berlusconi ha alzato la voce, ci sono state gridate, e anche Napolitano avrebbe alzato il tono per replicare che se gli avessero mandato un decreto cosí, l'avrebbe rifiutato dichiarando un conflitto di competenze alla Corte Costituzionale. Berlusconi sarebbe diventato sempre piú furioso, minacciando di portare le masse per le strade, lanciando anatemi contro le formalitá e la burocrazia. Dopo un'ora di discussione, il premier ha abbandonato il Quirinale e il suo ministro degli Interni, Roberto Maroni, avrebbe iniziato a cercare un compromesso: il decreto interpretativo. Solo ieri, dopo la firma del decreto da parte di Napolitano, che sostiene che questo non presenti indizi di incostituzionalitá, Berlusconi ha telefonato al presidente della Repubblica per chiedere scusa. La convivenza pacifica e, forse, il futuro del sistema democratico italiano si sono persi per strada

In un altro articolo, il quotidiano iberico ha tessuto le lodi del Popolo Viola:

E' risaputo che l'Italia sia questo posto cosí bello dove convivono senza problemi il peggio ed il meglio, il sublime ed il putrido. In mancanza di un'opposizione degna di questo nome, la rivolta democratica contro gli abusi e la valanga di leggi su misura di Silvio Berlusconi non poteva che essere virtuale, e sorgere dalla rete. Lí é nato il Popolo Viola (..) Tre mesi dopo il movimento, tanto caotico quanto rinfrescante per un'opinione pubblica anestetizzata, é per strada da quattro giorni protestando contro il tentativo di falsare le elezioni da parte del governo che il 5 marzo ha emesso un decreto salvaliste per le regionali, che riammette le liste del PdL che erano state escluse per difetti di forma. Ieri il Tribunale Amministrativo del Lazio ha negato la riammissione delle liste del PdL, che ne ha presentato di nuove approfittando del decreto. I giovani viola hanno definito questa giornata come "il giorno in cui morí la democrazia italiana" e continuano a chiedere spiegazioni per la firma del decreto a Berlusconi e al Presidente della Repubblica. (..) Sará il cosmopolita, dinamico, antipolitico e amorfo Popolo Viola una vera alternativa ai mali italiani? Finirá fagocitato da un'opposizione conformista e incapace di superare il suo panico? Verranno ingaggiati da Berlusconi? Difficile a dirsi. Come diceva Indro Montanelli, "gli italiani sono disposti a fare la rivoluzione solo se i carabinieri sono d'accordo". Ma i viola hanno un merito. Si sono ribellati contro il clima di nepotismo, ipocrisia, corruzione e disprezzo delle regole. E non sono ancora stati sconfitti dall'invincibile triumvirato Casta-Chiesa-Televisione

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