Oggi viola, domani azzurro. Ma a che servono le grandi manifestazioni di partito?



Approfittiamo dell'ottimo fondo di Sergio Romano sul Corriere per far riecheggiare il dibattito anche tra i nostri lettori. A che servono le grandi manifestazioni di massa (che poi così grandi non sono) alla vigilia delle elezionali regionali? Qualche maligno potrebbe massimalizzare, chiedendosi a che servano in generale, ma oggi ci preme capire quale sia il nesso con le consultazioni imminenti.

Siamo all'indomani del grande raduno del popolo viola, candito dalle roboanti dichiarazioni dei suoi leader. Di Pietro: «Noi oggi non affronteremo altri argomenti che non sia quello di liberare il paese dal despota Berlusconi, dalla deriva fascista del governo». Bersani: «L'agenda di governo è in mano a uno solo che le occupa con leggi per sé e i suoi. Berlusconi fa il capopopolo, il capopartito, il caporedattore del Tg1... fa tutto tranne il suo mestiere. Sono solo bolle di sapone. Non può più parlare al futuro del Paese, impediremo che il suo nervoso tramonto travolga nel discredito le istituzioni». Ferrero: «Il problema è di fare uscire dalla manifestazione un movimento di massa contro Berlusconi».

Solo nella Bonino abbiamo scorso un barlume di coerenza con la sua candidatura: «Serve un nuovo inizio a partire dalla concezione della politica. Spero di rappresentare anche chi in passato ha votato altro, ma ora sente come noi il bisogno di legalità, pulizia, rispetto delle regole, decenza e decoro istituzionale. Un mondo diverso è possibile, dipende da voi tutti ma occorre essere alternativi al vecchio e al regime da basso impero. La forza è di ogni singolo, ogni cittadino che decide che non è il momento dello sconforto ma della risposta democratica».

Domenica prossima avremo la manifestazione degli azzurri di centrodestra, tutta incentrata sull'ipotesi complottarda che avrebbe portato all'esclusione della Lista Pdl laziale. Ma c'è da scommettere che i toni non cambieranno. In fondo a chi gliene frega di governare davvero, e bene, le regioni? L'importante è mandare a casa Berlusconi da una parte, e gridare al golpe della magistratura dall'altra. Romano lamenta l'inutilità delle varie riforme federaliste se poi il dibattito amministrativo viene accecato dal ring pugilistico nazionale. Come dargli torto?

Piazze piene e idee vuote. Proprio così, caro Sergio.

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