L’inchiesta di Trani sul triangolo Berlusconi-Minzolini-Innocenzi è un bluff



L’inchiesta aperta a Trani su Silvio Berlusconi, e le persone che con lui progettavano la chiusura di Anno Zero, non dovrebbe stupirci. Negli ultimi mesi l’asticella del limite si è spinta sempre un po’ più avanti fino ad annullarsi. Per capirlo è sufficiente ragionare su quanto è successo a partire dal 9 febbraio 2009.

Nella stessa notte in cui Eluana Englaro morì, dopo una battaglia legale estenuante portata avanti dal padre Beppino, Enrico Mentana lasciava Mediaset dicendo a voce alta quello che in molti da tempo sussurravano all’orecchio a vicino.

L’azienda di Silvio Berlusconi non permette ai giornalisti di fare il proprio lavoro. Altro che caimano (così si intitolava un film di Nanni Moretti realizzato ispirandosi al Premier). Il vero vincitore è sempre, come sostenuto da George Orwell, il Grande Fratello (il format televisivo è stato estrapolato dal romanzo 1984 dello stesso Orwell).

L’uscita di scena di Enrico Mentana, ad un anno dall’accaduto, oltre che indignare non ha provocato nulla di più malgrado gli argomenti per creare una vera e propria rivoluzione ci fossero tutti.

Oltre ad essere pronto per un ritorno in azienda l’ex direttore del TG5 ha incontrato oggi, per il Corriere della Sera, Augusto Minzolini attuale direttore del TG1 e protagonista a suo modo dell’attualità tanto quanto lo è stato Enrico Mentana l’anno scorso.

C’è stato un momento in cui le domande le si facevano ai diretti interessati. La vicinanza, sempre più ridotta, tra informazione e potere ha provocato questo strano cortocircuito a causa del quale i giornalisti rispondono per i rappresentati politici.

Il legame tra Augusto Minzolini e Silvio Berlusconi, come testimoniato dall’inchiesta di Trani, è fin troppo stretto per non pensare che il volto di RaiUno altro non sia che un supplente di Silvio Berlusconi. A lui si dovrebbero fare le domande mica a chi teoricamente doveva farle.

Augusto Minzolini, con il suo affascinante profilo pulito (così l’ha deriso nei giorni scorsi Lidia Ravera sull’Unità), potrebbe tranquillamente prendere il posto dei vari conduttori che si prestano per condurre gli spot con i quali si invita i cittadini a pagare il canone.

Lui e Emanuele Filiberto di Savoia (attualmente volto di punto di RaiUno) sono i nuovi showman dell’azienda pubblica. Come si può pensare che i talk show organizzati per disquisire sulla meritocrazia siano considerati se, come osservavano nei giorni scorsi Corrado Augias e Riccardo Iacona, non si testimonia con i fatti che tale idea vale per tutti?

Augusto Minzolini è diventato (citando Franco Battiato) la voce del padrone ben prima di vietare ai giornalisti i propri spazi d’approfondimento politico.

Augusto Minzolini è diventato la voce dopo che ci si è attrezzati per spegnere le altre. La messa in onda dell’ultima puntata dell’Era Glaciale di Daria Bignardi (già pronta a ritornare a la7) è stata posticipata di un’ora a causa, probabilmente, delle dichiarazioni contro Silvio Berlusconi rilasciate da Fiorella Mannoia alla conduttrice.

Augusto Minzolini è diventato la voce malgrado i gridi di soccorso lanciati (lo scorso ottobre) da Serena Dandini all’inizio della stagione di “Parla con Me”. Dell’Inchiesta di Trani ancora non si sapeva nulla eppure il volto di RaiTre già era preoccupata per quello che attorno al suo gruppo di lavoro stava accadendo. Malgrado tutto Serena Dandini e i suoi collaboratori hanno creato gli ausiliari del TG1 interpretati dal Trio Medusa.

Augusto Minzolini è diventato la voce creando attorno a sé un gruppo di fedeli ascoltatori. Fatta eccezione per Maria Luisa Busi, gli altri giornalisti del telegiornale italiano più visto del paese non hanno mai dissentito pubblicamente contro l’operato del proprio direttore. La poltrona vince, evidentemente, quasi sempre sulla professionalità. Altro che meritocrazia.

Ma Augusto Minzolini non è l’unica voce che prepotentemente si è imposta sull’attualità. Parallelamente a quanto finora descritto, accaduto in pubblico, lontano dai riflettori dello showbiz accadeva qualcosa di analogo.

E’ sempre successo qualcosa di analogo. Massimo Gramellini a Fabio Fazio, la scorsa settimana raccontava dei finanziamenti pubblici dati alla pellicola “Last Minute Marocco” prodotta dalle mogli di Angelo Balducci e Diego Anemone (altri due protagonisti dell’attualità per via dell’inchiesta aperta sugli appalti concessi alla Protezione Civile) e interpretata da uno dei figli dei due: Lorenzo Balducci.

Mentre attorno ad Augusto Minzolini si preparava questo moderno canto del cigno all’Agcom (l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), a cui si deve lo stop degli approfondimenti politici dei vari Santoro, Floris e Annunziata lavorava in qualità di presidente Giancarlo Innocenzi.

Oltre ad aver lavorato per lo sviluppo (se di tale si può parlare) del digitale terrestre, Innocenzi è stato l’amministratore delegato di Odeon Tv (canale che ha offerto uno spazio d’approfondimento anche a Licio Gelli, già noto alle cronache per il suo ruolo all’interno della p2) e deputato in quota Forza Italia.

Una persona meno imparziale, al momento delle nomine, non era evidentemente disponibile.

Molto diverso è il curriculum vitae del procuratore di Trani Carlo Maria Capristo. Responsabile a Bari della direzione distrettuale antimafia, il magistrato arriva a Trani (come riportato dall’Unità la scorsa domenica) dopo aver subito un provvedimento disciplinare dal Consiglio Superiore per rivelazione del segreto d’ufficio.

Ognuno ha il proprio passato ed ognuno ha commesso i propri errori. Prepariamoci tutti a ripercorrere altre mille volte questa storia se gli ispettori del Ministro della Giustizia Angelino Alfano scoprissero che chi ha avviato, giustamente, questa inchiesta cedendo al fascino delle luci della ribalta abbia, probabilmente, sbagliato condividendo con la stampa molto di più di quello che l’etica vuole non si divulghi.

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