Napolitano pronto a gettare la "spugna" o a calare ... l'asso decisivo?

A questo punto tutto - o quasi - può accadere. Anche le immediate dimissioni di Giorgio Napolitano per passare la patata bollente della formazione del nuovo governo al suo successore. Se si dovesse giungere a questo epilogo, sarebbe per l’Italia una jattura, forse il colpo di grazia.

Chi conosce Napolitano, la sua abnegazione e la sua tempra, esclude in modo perentorio tale evenienza. Ma, di fronte alla reiterata chiusura dei partiti ripiegati su se stessi a difesa dei propri interessi, niente è da escludere. Siamo nel 2013, nell’ambito della comunità europea debole ma pur sempre capace di non perdere l’asse della coesione se non altro formale, con l’Italia baricentro nella delicatissima area del Mediterraneo e cerniera con l’Est dell’Europa, quindi sono da escludere colpi di testa dell'epoca che fu e contraccolpi da fantapolitica. Come dire, l’Italia non corre rischi di colpi di Stato né di … invasioni straniere.

Purtuttavia l’ombra della speculazione internazionale s’allunga sul nostro Pese, pronta a divorarlo. Troppo tardi il Partito Democratico, fallito il tentativo di Pierluigi Bersani, si è messa nelle mani del capo dello Stato. Le colpe principali stanno altrove, nelle strumentalizzazioni di Silvio Berlusconi e nelle provocazioni di Beppe Grillo, entrambi – pur da angolazioni diverse e con obiettivi diversi – pronti a gettarsi come avvoltoi sui resti di un Paese a forte rischio sul piano politico, economico e sociale.

Napolitano potrebbe aver preso atto che non esiste margine per un governo politico e neppure per un esecutivo di alto profilo istituzionale con la premiership di una figura terza, neutra rispetto ai partiti, sotto la garanzia diretta ed esclusiva del Colle. A questo siamo, cioè nel punto più profondo della palude. Con lo spread in salita e Moody's che vuole tagliare il rating, l'Italia non può restare a lungo senza governo, o con un governicchio vacanziero e un premier re travicello.

Dopo Pasqua i mercati stringeranno il cappio
e il rischio di piombare nel precipizio torna ad essere reale. Ripetiamo: Napolitano, al di là delle voci che lo danno con le valigie in mano, non è persona da abbandonare la partita: giocherà fino in fondo e in zona Cesarini calerà l’asso. A quel punto i partiti – tutti – saranno costretti a gettare la maschera e dovranno esprimersi con una sola parola: “obbedisco!”.

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