I Presidenti della Repubblica che si sono dimessi

Le dimissioni del Capo dello Stato sono già avvenute in passato

Giorgio Napolitano si dimette o no? Nell'attesa di sapere se opterà per il passo indietro nella speranza di sbloccare così l'impasse istituzionale che si è venuta a creare, uno sguardo ai predecessori di Napolitano ci fa capire che le dimissioni di un Presidente della Repubblica, anche a ridosso della scadenza naturale del suo mandato, non sono un fatto raro nella storia recente.

Già nel 1947, il Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola rassegnò le dimissioni per motivi di salute: vista la particolarità della situazione – l'Assemblea Costituente stava terminando i lavori ma la Costituzione non era ancora entrata in vigore – i padri costituenti lo convinsero a rimanere, e il giorno dopo le dimissioni lo rielessero. De Nicola rimase in carica un altro anno, divenendo Presidente a tutti gli effetti con l'entrata in vigore della Costituzione il 1 gennaio 1948 secondo la prima disposizione transitoria, ma dopo le elezioni del 18 aprile e l'insediamento del primo Parlamento repubblicano cedette il passo e venne eletto Luigi Einaudi.

Dimissioni ben più traumatiche furono quelle del 4° presidente della Repubblica, Antonio Segni. Nel 1964, a poco più di due anni dall'elezione, fu colpito da trombosi durante un incontro con Giuseppe Saragat e Aldo Moro. Pare che i tre stessero parlando del famigerato "Piano Solo" un progetto di golpe militare di cui il Presidente sarebbe stato a conoscenza: Saragat e Moro avrebbero premuto per le dimissioni di Segni. A seguito dell'avvenimento, e accertato l'impedimento temporaneo, il presidente del Senato Cesare Merzagora assunse i poteri di "Presidente supplente" da agosto fino a dicembre, quando Segni decise di dimettersi portando poi all'elezione di Saragat.

Altre dimissioni tempestose furono quelle di Giovanni Leone: a sei mesi dalla scadenza naturale del suo mandato, a giugno del 1978, il Presidente decise di dare le dimissioni a seguito dello scandalo Lockheed (tangenti per l'acquisto di velivoli della Difesa) e di una feroce campagna di stampa con accuse poi rivelatesi infondate. Amintore Fanfani diventò presidente supplente per quasi un mese, fino all'elezione di Sandro Pertini.

Da parte di Pertini delle "dimissioni" che non vanno considerate tali: mancavano appena otto giorni alla scadenza naturale del mandato ma il Parlamento aveva già eletto il suo successore, Francesco Cossiga. Pertini allora volle consentire a Cossiga di assumere immediatamente le funzioni di Capo dello Stato.

Cossiga poi, sette anni dopo, diede le dimissioni con un mese di anticipo rispetto alla scadenza naturale, dopo un annuncio televisivo il 25 aprile e in polemica con quasi tutti gli schieramenti politici dopo che il suo settennato si era trasformato in un susseguirsi di esternazioni e dopo che alcuni partiti avevano chiesto che fosse messo in stato di accusa. Le funzioni di Presidente vennero svolte dal Presidente del Senato Giovanni Spadolini per oltre un mese, fino all'elezione di Oscar Luigi Scalfaro, mese durante il quale avvenne la strage di Capaci che diede un'accelerazione alla nomina del nuovo Capo dello Stato, visto il vuoto di potere che si era creato.

Insomma, ci sono state dimissioni di ogni tipo, per malattia e scandali, e per accelerare l'insediamento del successore, ma finora mai per superare un impasse istituzionale.

Foto © Getty Images

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