Cosa succede se Napolitano si dimette?

L'iter per l'elezione del successore e i possibili intoppi

Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano, come abbiamo visto, potrebbe decidere di dimettersi per favorire l'elezione di un successore che abbia pieni poteri e che possa, all'occorrenza, sciogliere le Camere o varare un nuovo governo. Come è stato fatto notare, oltre a non poter indire nuove elezioni perché è nel semestre bianco, Napolitano ha le mani legate anche per scegliere un premier come fece a suo tempo con Monti, visto che in questo modo il successore si troverebbe un "governo del presidente" non scelto da lui.

Si tratterebbe quindi di una scelta maturata per correttezza istituzionale, anche se Napolitano in passato sembrava aver rifiutato l'ipotesi. Ipotesi che infatti potrebbe assomigliare a un salto bel buio, perché se l'intento è quello di facilitare lo sblocco dell'impasse istituzionale, è anche vero che niente fa pensare che si possa arrivare a una rapida elezione del nuovo Capo dello Stato, visto che nessuna coalizione ha la maggioranza autonoma per nominarlo e che le trattative sembrano impossibili.

In ogni caso, se Giorgio Napolitano decidesse di dimettersi, i poteri formali passerebbero al Presidente del Senato Pietro Grasso che svolgerebbe la carica di "Presidente supplente" (che non è prevista nella Costituzione ma ammessa nella pratica istituzionale) fino all'avvenuta elezione. Al contempo, il Presidente della Camera convocherebbe in seduta comune i due rami del Parlamento e i rappresentanti regionali per avviare le procedure (se Napolitano non si dimettesse, la procedura si avvierebbe il 15 aprile, un mese prima della scadenza del mandato).

La Costituzione prevede che per eleggere il Capo dello Stato servano i due terzi del corpo elettorale riunito e, dopo il terzo scrutinio, la maggioranza assoluta. Il corpo elettorale è composto dai 945 parlamentari tra deputati e senatori, più i 4 senatori a vita e i 58 rappresentanti regionali (3 per ogni regione e 1 per la Valle d'Aosta) per un totale di 1007 rappresentanti. La maggioranza assoluta è quindi di 504, mentre quella dei due terzi di 671. In caso di rapida elezione del successore, comunque, Napolitano probabilmente si dimetterebbe prima del 15 maggio per consentirgli di entrare subito nell'esercizio delle sue funzioni.

Ma vediamo i numeri dei partiti per eleggere il Capo dello Stato. La coalizione di centrosinistra Pd e Sel ha in totale 345 deputati e 121 senatori, per un totale di 466 membri. Per quanto riguarda il numero di delegati regionali, è impossibile fare una stima precisa, ma il politologo Roberto D'Alimonte dice che dovrebbero essere una trentina quelli afferibili al centrosinistra, che quindi avrebbe 496 voti, 8 meno della maggioranza richiesta.

È vero che, tra astensioni e franchi tiratori di altri partiti si potrebbe agevolmente arrivare all'elezione "monocolore", ma di questi tempi non è detto che si trovi una maggioranza compatta nemmeno nella coalizione di centrosinistra, che quindi dovrebbe cercare la sponda nel M5S o in Scelta Civica, per non parlare della possibilità di accordo con il Pdl.

A quel punto i tempi si allungherebbero, e ci ritroveremmo non solo con un governo dimissionario e senza ministro degli Esteri, senza Capo della Polizia e con un Parlamento immobilizzato, ma anche senza Capo dello Stato. Una situazione che in passato non ha portato niente di buono (pensiamo alle stragi di mafia del 1992, durante uno stallo prolungato per l'elezione del Presidente della Repubblica). È questo sicuramente il motivo per cui Napolitano sta valutando con così tanta cautela l'ipotesi di dimissioni, che a questo punto prenderà solo come extrema ratio.

Foto © Getty Images

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