Ore 12 - A che (e a chi) serve "spegnere" la Tv

altroQuelli del Partito Democratico, e non solo loro, si scandalizzano (ingenuamente) e protestano (giustamente) per la Rai che “spegne la luce” sulla campagna elettorale, lasciando sotto i riflettori il Re Sole Silvio Berlusconi.

Oscurati i programmi politici che contano, che fanno opinione, che spostano voti, la Rai pubblica si … “consegna” al Premier, protagonista unico del circus mediatico, pur con l’ultimo carico della procura di Trani che conferma che il presidente del Consiglio è indagato per concussione e minacce. Mica bruscolini.

Con l’aria che tira, (scandali personali-crisi che non passa-pdl a pezzi-Fini con un piede fuori-Bossi pronto a “fare i conti dopo il voto-astensionismo da ko) Berlusconi fa quello che sa fare meglio: la vittima, “eliminando” tutti gli altri competitors, privando il 30% degli indecisi di una Tv che conserva uno straccio di confronto e di democrazia.

Scandalizzarsi? No! Indignarsi? Sì. Contro Berlusconi ma anche contro gli … “altri”, tutti gli “altri”, corresponsabili di aver ridotto così il Paese.

La televisione è diventata la nostra cultura della apparenza. La televisione è diventata la nostra politica della banalità.

Via i ferrivecchi dei partiti. Via i professionisti della politica. Basta analisi, basta contraddittori, basta riflessioni, basta collegamento fra fatti. Tutto diventa “intrattenimento”, “spettacolo”, liquido, i collant della rossa Brambilla.

Berlusconi commette un grave errore: esagera. Il Cavaliere non ha bisogno della censura. Perché con questa politica, con questa tv, con questi media (e con italiani ammaestrati all’indifferenza), la censura non serve: perché tutta la politica è diventata una barzelletta. E, in questo, nessuno eguaglia Berlusconi.

Ma ci sarà sempre chi non si adatta all’incoerenza e non si crogiola nell’indifferenza.

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