Stefania Ragusa a polisblog: “Lo sciopero degli immigrati è andato bene”



Negli stessi giorni in cui a Roma si discute sulla convivenza tra italiani e immigrati, residenti in Italia con regolare permesso di soggiorno, abbiamo chiesto a Stefania Ragusa un bilancio sul secondo sciopero degli immigrati da lei organizzato, in collaborazione con altre persone che polisblog.it ha incontrato nelle scorse settimane.

Con lei, pochi giorni dopo gli scontri di Rosarno, abbiamo iniziato a ragionare sullo sciopero degli immigrati di cui si è occupata nelle ultime settimane. Di immigrazione, dopo Rosarno, si è disquisito per via dell'omicidio registrato a Milano in Via Padova. Secondo lei ha cambiato qualcosa il 1° marzo? Se sì, cosa?

E' ancora presto per dare una risposta affermativa e a tutto tondo. Credo però che il Primo Marzo abbia posto le condizioni per un cambiamento di prospettiva importante. Si tratta, infatti, di un movimento caratterizzato dalla mixitè e orientato alla difesa dei diritti (di tutti i diritti, non solo di quelli degli immigrati, anche se oggi, per ovvie ragioni oggi il razzismo e le discriminazioni verso di loro sono prioritari): questo allarga inevitabilmente la visuale.

Il razzismo e la violazione dei diritti rappresentano un nodo critico per tutti, indipendentemente dal colore della pelle o del Paese di provenienza. Il razzismo colpisce gli immigrati direttamente, ma indirettamente colpisce anche i non immigrati, e non solo per le implicazioni sentimentali o etiche. Il razzismo colpisce per la sua funzione politica, che è quella di distrarre da altri fronti e da altre questioni e di compromettere in via preliminare la coesione sociale.

La violazione dei diritti, anche quando non è razzista, colpisce anche gli immigrati perché mina la tenuta della società in cui vivono. Capire e interiorizzare questi concetti permette una mobilitazione più ampia e consapevole. Permette un superamento concreto (e non solo "sloganistico") della contrapposizione tra "noi" e "loro", italiani e stranieri  Il primo marzo si è mosso e continuerà a muoversi lungo questo binario.

A differenza di altre manifestazioni analoghe questo evento non ha catturato l'attenzione della televisione, su cui si ragiona parecchio nelle ultime settimane. Internet ha sopperito questa lacuna?

Non sono d'accordo. L'attenzione della televisione c'è stata ( hanno parlato di noi i tg, siamo state invitate a molte trasmissioni...), e anche quella degli altri media tradizionali. Internet sicuramente ci ha aiutato molto a diffondere l'iniziativa ma è stato uno degli strumenti utilizzati in questo senso, non l'unico.. 

Concludendo, il bilancio è positivo? Perché?

Bilancio positivo perché siamo riuscite a centrare gli obiettivi che ci eravamo date in questa prima fase: portare l'attenzione sulla questione immigrazione e collegarla a quella più generale della difesa dei diritti,  creare una grande mobilitazione attorno all'evento e mettere in rete le realtà antirazziste e le comunità immigrate, arrivare a degli scioperi veri e propri.

Adesso comincia la fase due, che sarà caratterizzata dalla strutturazione del movimento e dalla definizione (e dal perseguimento poi) di obiettivi politici e culturali.

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