Governo: cosa ha detto Napolitano?

Proviamo a leggere tra le righe le parole del Capo dello Stato

La conferenza stampa di Giorgio Napolitano ha spazzato via le voci che si erano diffuse sulle sue dimissioni: "Resterò fino alla fine del mio mandato" ha ribadito, esplicitando una posizione che era già emersa. I rumors nati tra ieri sera e stamattina erano dovuti essenzialmente a qualche frase che Napolitano si era lasciato scappare nelle consultazioni-lampo di ieri, soprattutto con Scelta Civica e con il Pd, ma più che minacce forse era la semplice constatazione che, a questo punto, è molto probabile che sia il suo successore a dover sbrigare la faccenda. Per il resto, ha prevalso l'opinione che dimettersi adesso sarebbe un salto nel buio. Ma parte questo, dal sintetico ma convoluto discorso di oggi proviamo a estrapolare qualche punto fermo.

1) Il tentativo di Bersani è fallito: questo era ovvio per tutti tranne che per il segretario del Pd, che ancora ieri sperava di essere incaricato ufficialmente per tentare di ottenere la fiducia. Napolitano invece oggi è già passato oltre, il pre-incarico a Bersani è decaduto nel momento in cui il segretario Pd non gli ha portato le rassicurazioni richieste.

2) Abbiamo un governo: Napolitano ha tenuto a ribadire che il governo Monti, in carica per gli affari correnti, non è mai stato sfiduciato dall'Aula. Se dal punto di vista sostanziale non cambia molto, da quello formale c'è una bella differenza, ed è una risposta a Bersani che avrebbe voluto essere incaricato e occuparsi dell'ordinaria amministrazione anche se non avesse ottenuto la fiducia. Questa va letta come un'assicurazione ai mercati finanziari e all'Europa piuttosto che come una risposta a Grillo che chiedeva la prorogatio del governo in carica. Nessun "nuovo governo Monti", il governo Monti non si può prorogare né reincaricare, ma intanto abbiamo quello e ce lo teniamo, anche se solo per il disbrigo degli affari correnti. E intanto il Parlamento può cominciare a lavorare, quantomeno con le Commissioni, e cercare di iniziare un dialogo sulla legge elettorale.

3) Politica commissariata: se a novembre 2011 Napolitano aveva sollevato la politica dalle responsabilità di governo chiamando i tecnici, oggi la solleva anche dalla fase decisionale, nominando "due gruppi ristretti di personalità tra loro diverse per collocazione e per competenze" a cui affidare il compito di formulare un programma di governo, che verrà sottoposto alle forze politiche che non potranno a quel punto tirarsi indietro. Il "modello olandese" di cui parlava stamattina il Corriere, visto che nei Paesi Bassi si nominò una commissione di esperti per superare uno stallo di 44 giorni. Una proposta che pare sia stata portata a Napolitano dal gruppo di Scelta Civica.

4) Futuro ipotecato: è piuttosto improbabile che questi due gruppi arrivino a dei risultati prima del 15 aprile, quando cominceranno le votazioni per il successore di Napolitano. Le conclusioni saranno quindi portate al nuovo Presidente: in questo modo Napolitano ha voluto da un lato facilitare la strada al nuovo inquilino del Colle, predisponendogli un aiuto nella decisione, ma dall'altro si è voluto assicurare che non deragli dalla linea già tracciata. Se il nuovo Capo dello Stato, dopo aver sentito il parere dei due gruppi, vorrà ugualmente sciogliere le Camere o provare a incaricare un governo senza numeri certi lo potrà certamente fare, ma non sarà una scelta facile. E, nella risposta all'unica domanda dei giornalisti, Napolitano ha fatto capire chiaramente di non gradire l'idea di nuove elezioni subito, e non certo perché non può sciogliere le Camere.

Foto © Getty Images

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