Berlusconi e l'ansia da complotto: il timore di un "nemico" al Quirinale

Il Cavaliere vorrebbe rovesciare il tavolo delle trattative

Se persino durante le feste di Pasqua, il Pdl ha continuato a tuonare contro la scelta dei 10 saggi di Giorgio Napolitano, è perché all'interno del partito è in atto una crisi di nervi paragonabile a quella che sta agitando il Partito Democratico: e a questo punto la vera lotta è quella a chi scoppierà prima. Nel Pd Bersani insiste, oltre ogni ragionevolezza, a ritenersi ancora il premier incaricato: non perché ci creda veramente, ma perché è l'unico modo di tenere unito il partito, con una fronda interna montante e Matteo Renzi alle porte. Nel Pdl, Berlusconi è costretto a fare la voce grossa per il timore di finire escluso dalla partita del Quirinale.

Il Cavaliere vive una sindrome da accerchiamento: il Pd che rifiuta di scendere a patti, il Movimento 5 Stelle che insiste nel voler votare la sua ineleggibilità, e adesso il Quirinale che ha messo in campo i 10 saggi esautorando le trattative tra i partiti: e dire che Napolitano aveva fatto le nomine col bilancino, inserendo un fedelissimo berlusconiano come Quagliariello, un Pd molto "soft" come Violante, un ex Pdl come Mauro e un amico di Schifani come Pitruzzella. Ma questa mossa per temporeggiare non è piaciuta al Cavaliere, che vede come unico scenario le elezioni il prima possibile, magari a giugno. Non perché sia sicuro di vincerle, ma perché sa che questo in carica è, dal suo punto di vista, il peggior Parlamento possibile visto il numero di "giustizialisti" tra Pd e grillini.

Per questo Alfano ha chiesto nuove consultazioni: un'altra perdita di tempo, ma con i partiti come protagonisti. E magari, seguendo il modello greco, avrebbero potuto chiedere a Napolitano di affidare a loro, come seconda forza politica, un nuovo incarico esplorativo. Ora Berlusconi guarda con timore all'elezione del successore di Napolitano, sentendosi tagliato fuori e soprattutto alla luce di una scelta fatta apposta per eliminarlo politicamente.

Romano Prodi è il nemico numero 1, ma oggi Libero e il Giornale, che come al solito fanno da cassa di risonanza presso l'elettorato ma anche presso gli uomini del Pdl, agitano uno spauracchio che definire inverosimile è un eufemismo: quello di Ilda Boccassini candidata al Quirinale. Una boutade senza uno straccio di prova, un rumor inventato di sana pianta, che però la dice lunga sulle paure del Cav: un Prodi, ma anche un Rodotà o uno Zagrebelsky, dal suo punto di vista sarebbero pari a una Boccassini.

E a questo punto Berlusconi diffida non solo dei cosiddetti "pontieri" del Pd Letta e D'Alema, ma anche dei suoi stessi compagni di partito, visto che l'idea della successione a Berlusconi ha ripreso piede nel Pdl. E allora il mantra delle elezioni subito e della lotta contro il "golpe della sinistra" servirà, come già successo in passato, a tenerlo in vita ancora a lungo.

Foto © Getty Images

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