Elezioni Regionali 2010: Lucia Annunziata contro i colleghi vittime della par condicio


Lucia Annunziata, intervistata negli ultimi giorni sia dall’Unità che dal Fatto, ha sostenuto una tesi che mi preme di condividere con voi. Secondo la giornalista, ex Presidente della Rai, i colleghi a cui sono stati chiusi i programmi televisivi hanno sbagliato ad organizzarsi singolarmente.

Per la conduttrice di “In 1/2”, sospeso in solidarietà di chi non ha più il proprio spazio televisivo, il diritto al bavaglio deve essere forte tanto quanto quello della libertà di espressione.

Organizzando la propria protesta singolarmente i vari Santoro, Floris e Vespa hanno dimostrato una volta di più che il problema in Italia non è questo o quel governo ma i liberi cittadini che vittima del proprio egocentrismo non riescono a costituire una comunità che dia vita ad un movimento propositivo.

Se davvero il movimento omosessuale italiano non fosse stato vittima delle faide interne oggi, probabilmente, in Italia ogni cittadino potrebbe vivere legalmente la propria relazione amorosa, diventare genitore e formare una famiglia. Questa opportunità, come risaputo, non è concessa a tutti.

Il moltiplicarsi delle iniziative on-line ha allontanato ancora di più i cittadini, gli stessi che fruivano dei contenuti politici televisivi in un momento diverso dalla messa in onda, dal problema.

Per molti non è cambiato niente. Le stesse persone che oggi urlano, giustamente, al lupo al lupo sono stati umiliati in prima serata da Aldo Busi che tra il serio e il faceto ha criticato la politica economica di Silvio Berlusconi durante una puntata dell’Isola dei Famosi.

Essere on-line per pura vanità oggi non può più essere sufficiente. Ai telespettatori, tanto quanto gli elettori, bisogna portare più rispetto e ragionare sui fatti più che sulle facce.

Possibile che nessuno racconti ai cittadini che il Governo italiano investe, senza risultati soddisfacenti per tutti, nelle armi più di molti altri stati europei?

Se qualcuno di noi saprà dell’allarme lanciato da Amnesty International, secondo la quale in Italia ben cinque aziende esportano strumenti di tortura, non è certo grazie al lavoro di Michele Santoro. Diventato businessman dopo il passaggio al Parlamento Europeo. Per organizzare il proprio show ha chiesto, a differenza di altri, un piccolo contributo economico ai propri fans.

Eh sì, l’informazione deve essere libera. Il portafogli invece...

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