Intervista - polisblog incontra Benedetto Della Vedova



Pensare che Silvio Berlusconi rappresenti tutto il Popolo della Libertà, o che il partito sia immagine e somiglianza del Presidente del Consiglio, è sbagliato. La coalizione di centro-destra è molto più complicata di quanto si possa pensare.

Il progetto politico ha infatti inglobato anche una parte dei radicali che nel 2005, in occasione della nascita dell’Unione di Prodi, hanno lasciato il partito per militare a destra. Una delle persone che ha fatto questo tipo di scelta è Benedetto Della Vedova che, intervistato da polisblog.it, spiega perché il Pdl debba fare proprio anche delle battaglie sociali. Bandiere, per molto tempo, del centro-sinistra.

Cominciamo spiegando agli utenti di polisblog.it che non la conoscessero il suo cammino politico.

Ho una storia radicale anche se poi mi sono iscritto al partito solo nel 1992. Nel ’94 poi ho cominciato a fare politica in modo militante.

Nel 2005, quando i radicali hanno scelto di sostenere Prodi entrando nell’Unione, io ho fatto una scelta diversa e sono entrato nel centro-destra formando un movimento che si chiamava riformatori liberali e poi nel 2006 nelle liste di Forza Italia. L’esperienza dei riformatori liberali finisce poi con la nascita del Pdl.

La sua posizione sulla vicenda di Eluana Englaro è molto diversa da quella del partito di cui fa parte.

Non c’è nessuna rivincita da consumare nei confronti della magistratura o della stessa famiglia Englaro. L’idea di fare una legge appunto per affrontare il caso Englaro ex post credo che sia un grave errore.

Credo che sia una legge sbagliata per un partito come il nostro, che punta al 40% dei consensi, deve essere un partito che sui temi etici debba essere un partito inclusivo e non esclusivo come invece si vorrebbe che diventasse.

E’ ancora giusto affermare che la sinistra ha il monopolio sulle politiche sociali mentre la destra quelle imprenditoriali?

Mi sembra una fesseria nel senso che bisogna guardare i risultati. Io sono convinto che le politica che la sinistra considera selvaggia siano politiche che aiutano di più le fasce deboli.
In Lombardia i poveri si curano meglio dei ricchi in Calabria questo significa che l’apertura al mercato fatta da Formigoni ha avuto un impatto sociale positivo.

Lei, a differenza di molti suoi colleghi, è favorevole alle coppie di fatto.

Io da tempo penso che è un problema per questo paese che se ne discuta senza essere riusciti a fare nulla. Ed è un problema attardarsi su una visione astratta per cui la difesa della famiglia diciamo così tradizionale passa per il rifiuto di riconoscere i nuclei non tradizionali. Anche qui perché si ragiona con la lente dell’ideologia e non sui dati di fatto.

Lei ha fondato il think tank “Libertiamo”. Perché nascono a destra più che a sinistra spazi per pensare? Perché non confluiscono in un unico progetto?

E’ un segno di vitalità. Sono tutte delle voci in più. Hanno la loro specificità. Sono due voci che spesso si muovono all’unisono. Non è un problema di orticelli. Non è un problema.

Lei non vota in Lazio ma tra Renata Polverini e l’ex collega di partito Emma Bonino chi preferisce?

Votassi nel Lazio voterei Renata Polverini naturalmente perché penso che possa essere una delle leader del centro-destra che guarda all’Europa superando gli schemi della destra, persino della destra romana. Dopo di che di Emma Bonino non posso dire che tutto il meglio possibile.

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