Europa e nazionalismi: inno e bandiere a scuola in Slovacchia

slovakia jeremy druker

Jeremy Druker, Direttore e tra i fondatori di Transitions On Line (TOL), ci offre il suo punto di vista su un settore del nostro continente che spesso e volentieri ignoriamo: l’Europa centrale. Collaboratore di Freedom House, Jeremy Druker è laureato in politica internazionale presso la Columbia University.

In passato, l'ex Presidente Usa George Bush, aveva confuso Slovenia e Slovacchia: ma in un certo senso, era quasi da perdonare. Entrambi gli stati sono piccole nazioni al centro dell'Europa, e spesso, sono state dominate dai loro ben noti vicini di casa. Per una volta però, è stata la Slovacchia a far parlare di sé: è accaduto per ben due volte nel mese scorso.

Uno dei motivi per cui si è parlato di Slovacchia, è stato sicuramente il raggiungimento della semifinale di hockey alle Olimpiadi di Vancouver: una grande vittoria contro la Svezia, prima della sconfitta nelle semifinali contro il Canada. L'altro motivo per cui si è parlato di Slovacchia, è stata l'approvazione del "patriotic act". Una legge che impone ad ogni scuola di suonare l'inno nazionale all'inizio della settimana, e di esporre la bandiera dello Stato e della regione.

In realtà non si tratta di una legge così estrema - i ragazzi non sono obbligati a cantare l'inno, e dopotutto, molte nazioni hanno bandiere appese fuori dagli edifici scolastici. Ma molti critici sono allarmati per un altro motivo: i personaggi dietro all'operazione, ovvero, gli xenofobi del Partito Nazionalista Slovacco, SNS. Un'opera di nation-building che non è però incominciata oggi...

La coalizione di governo, guidata dal partito populista Smer, presieduto da Robert Fico, ha lavorato duramente per costruire un'identità al popolo slovacco, legandolo a un passato glorioso, e incentivando l'utilizzo della lingua slovacca: approvando anche una legge che prevedeva multe per chi non utilizzasse la lingua ufficiale nelle comunicazioni burocratiche o dell'apparato statale.

Sono passati diciassette anni dalla pacifica divisione della Cecoslovacchia, ma molti politici locali credono ancora che una larga parte di elettorato, abbia bisogno di consolidare la propria identità nazionale. In fondo, la Repubblica Slovacca, è una nazione giovane: e quindi, ha bisogno di puntare su inni bandiere et similia per cementare la sua identità, e la sua storia.

I governanti, credevano che i genitori sarebbero stati felici di vedere i figli immersi in questo genere di patriottismo. Non è stato così: raccolte firme, petizioni, massicce proteste online e anche una manifestazione a Bratislava di studenti e insegnanti, che hanno marciato insieme cantando l'inno nazionale, hanno mostrato al governo il contrario.

Decine di migliaia di slovacchi si sono ribellati all'idea che sia lo Stato, a dover instillare il patriottismo nei cuori della gente, tanto più, per utilizzarlo come un'arma contro chi minaccerebbe l'esistenza della Slovacchia. Il Partito Nazionalista Slovacco infatti sostiene che ci sia da temere lo storico "nemico" ungherese...

Al momento, le proteste di studenti e insegnanti, hanno bloccato tutto: il Primo Ministro Fico ha suggerito al Presidente Ivan Gasparovic di porre il veto alla legge - votato oggi - allo scopo di ritardarne il passaggio fino all'autunno, e permettere alle scuole il tempo per adeguarsi alla normativa. Molto probabilmente, si tratta solo di una scusa per tenere il tema lontano dall'agenda delle elezioni di giugno.

Il rinvio della legge però, permetterà anche a Jan Slota, il pagliaccesco leader del SNS, il Partito Nazionalista Slovacco, di imparare le parole dell'inno che tanto difende. Durante un'intervista, non solo ha sbagliato a citarne alcuni passi: ma ha sbagliato anche il nome dell'autore.

Oggi è stato confermato il rinvio della legge: una delle singolari motivazioni con cui è stata bocciata - per il momento - è il nel giorno in cui sarebbe entrata in vigore. Il 1° aprile...

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