Ore 12 - Elezioni: tira solo il "pro" o "contro" Berlusconi. Persone e programmi in ombra

altroFra sette giorni, il prossimo lunedì 29 marzo, di pomeriggio, si saprà come saranno andate queste elezioni … all’italiana.

A parte i candidati (quelli eletti e quelli trombati), tutti gli altri elettori saranno interessati solo al dato “politico” del voto.

Perché questa è stata ed è l’impostazione data soprattutto dal premier Berlusconi (ma con i rilevanti distinguo di Fini). E anche perché, oggettivamente, si tratta di elezioni di “medio termine”, a due anni dall’inizio della legislatura e a tre dal suo termine naturale. Comunque è un test significativo che difficilmente lascerà le cose come prima, e forse non solo a livello di presidenze e giunte regionali.

Sarà l’astensionismo a fare la differenza. Stavolta, a disertare le urne o votare scheda bianca, saranno proprio i sostenitori del centro destra, delusi di Berlusconi avvitato su se stesso e delusi del governo “del fare”, poco e male impegnato sui problemi concreti dei cittadini.

Conta la quantità: un astensionismo oltre il 30/35%, potrebbe punire severamente i candidati del Pdl, innescando anche un processo di disgregazione e addirittura di dissolvimento dell’attuale maggioranza di Governo.

E’ questo il motivo che ha portato Berlusconi ad alzare ancora di più i toni dello scontro e all’adunata di Piazza San Giovanni. Ma la manifestazione romana che ha “commosso” il Premier non pare abbia prodotto alcun recupero degli elettori sfiduciati e preoccupati di questo perenne clima da “guerra santa”.

Il vero problema resta però la mancanza di “alternativa”, per l’impossibilità delle opposizioni di rendere credibile una nuova alleanza e un nuovo progetto di governo che superi Berlusconi e il berlusconismo.

La realtà è che Berlusconi è nella parabola discendente, ma in crisi è il bipolarismo Made in Italy, incapace di approdare a un bipartitismo, troppo indefinito e rischioso.

Quindi, passano in secondo piano proprio le Regioni (invece sempre più importanti) per cui si vota. E, tifoserie a parte, non attirano e non vengono soppesati né i candidati, né tanto meno i programmi. La qualità delle persone e la qualità dei programmi restano fuori dalle urne. Forse è più facile (più avvincente?) restare spettatori, gridare e dividersi pro o contro Berlusconi.

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