Assegno di reinserimento: tutti i soldi che andranno ai parlamentari "trombati"

Libero fa i conti in tasca agli esclusi dal Parlamento

Si chiama assegno o sussidio di reinserimento: un nome che farebbe pensare a una misura per aiutare chi esce da una situazione difficile e deve reintegrarsi nella società. Invece si tratta della liquidazione a cui hanno diritto i parlamentari non rieletti e che si trovano senza lavoro dopo gli anni passati sui banchi di Camera e Senato. E se gli esodati e le imprese devono aspettare mesi e anni per ottenere il rimborso da parte dello Stato, gli ex parlamentari, tra cui molti "trombati" alle ultime elezioni, stanno già incassando quanto spetta loro.

È vero che, come avevamo scritto tempo fa, grazie a un recente provvedimento non è più prevista la baby pensione, e gli ex parlamentari dovranno aspettare di compiere 60 e 65 anni per percepire il vitalizio. Ma per loro è comunque previsto l'assegno di reinserimento, pari all'80% dell’importo mensile lordo dell’indennità per ogni anno di mandato effettivo.

Così Libero oggi fa i conti in tasca agli esclusi eccellenti, cominciando da Gianfranco Fini, vecchio cliente di Belpietro & co. L'ex presidente della Camera, uno dei trombati illustri delle ultime elezioni con gli appena 160.000 voti raccolti da Fli, può consolarsi con un assegno di fine mandato pari a circa 250.000 euro. Massimo D'Alema, che ha scelto di non ricandidarsi, ha invece già maturato i termini per ottenere la pensione da parlamentare, pari a 6000 euro al mese, ma in più percepirà un assegno di fine mandato di 217.000 euro. "Solo" 44.000 euro per Walter Veltroni, che però aveva già ricevuto un'altra buonuscita quando aveva lasciato il Parlamento per candidarsi a sindaco di Roma. 215.000 euro invece per Livia Turco, che non ha ancora maturato i termini per la pensione.

Un altro troppo giovane per la pensione è Italo Bocchino, che però riceve un assegno di 141.000 euro di buonuscita. 58.000 per Antonio Di Pietro, 100.000 per Francesco Rutelli, 157.000 per Beppe Pisanu (che però, in Parlamento dal 1972, aveva già ottenuto una prima buonuscita nel 1992), mentre l'ex ministro Claudio Scajola percepirà 158.000 euro, si spera non a sua insaputa, sottolinea il quotidiano.

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