Elezione Presidente della Repubblica: Prodi, Renzi, Civati e i franchi tiratori del Pd

Molti parlamentari democratici pronti a boicottare la candidatura dell'ex premier

Per Pierluigi Bersani l'elezione del prossimo Presidente della Repubblica dovrebbe rappresentare il riscatto e la legittimazione del suo incarico, o con la nomina di un uomo d'area gradito al M5S che lo mandi a prendere la fiducia in aula. Per una buona fetta del partito, è invece l'occasione per arrivare a un accordo con il Pdl e lanciare un governo di larghe intese benedetto da un nome condiviso al Colle. Tra queste posizioni ci sono innumerevoli sfumature, complicate dall'entrata a gamba tesa di Matteo Renzi, che con l'intervista di oggi fa capire di voler dire la sua anche su questo punto.

In un quadro così confuso, l'unica cosa certa è che si complica la strada per Romano Prodi. Il nome dell'ex premier che Bersani vorrebbe presentare come candidato del Pd al Quirinale, oltre alla ovvia opposizione del Pdl, sta incontrando resistenze nel partito; tanto che ci sarebbe un documento pronto per essere sottoscritto da 120 parlamentari in cui si boccia Prodi in quanto candidato "divisivo". Chi siano questi parlamentari ancora non è chiaro – finora solo Matteo Orfini si è esposto – ma a questo punto poco importa, visto che il voto per il Quirinale è a scrutinio segreto e il Pd non può permettersi "franchi tiratori".

A prendere posizione e a metterci la faccia è invece Pippo Civati, che dal suo blog contesta i concetti di "divisivo" e "condiviso", che riguardano il rapporto con Berlusconi:

Il bello del centrosinistra è che per non sembrare divisivo verso Berlusconi è divisivo (e se ne vanta, pure) verso gli elettori. Che infatti non lo votano più. Si vede che ci piace così.
Ora, lo ripeto, e continuerò a farlo fino al 18 aprile: possiamo eleggere un Presidente della Repubblica (e magari anche un premier) di alto profilo, libero dai condizionamenti della Seconda Repubblica, che voli alto, al di sopra di ogni inciucio. Che faccia o permetta di fare tutte quelle cose che, soprattutto per colpa di Berlusconi (ma perché cazzo non lo diciamo? Siamo diventati deficienti?), in questi vent’anni non sono state fatte. Anzi, in molti casi, si è fatto proprio il contrario di quello che avremmo dovuto.

E Renzi? Può contare su 50 fedelissimi, ma nelle ultime ore attorno a lui si stanno radunando anche ex-rivali come quelli che fanno capo a Dario Franceschini. Ma l'attivismo del sindaco di Firenze complica le cose, perché non ci si può aspettare che il rottamatore dia l'approvazione alla candidatura di un Marini, un Amato, o addirittura quel Massimo D'Alema che è stato il principale bersaglio ai tempi della rottamazione. E quindi il rebus si complica: no a Prodi (o a Rodotà e Zagrebelsky) perché divisivo, no anche ai "rottamati". Chi rimane?

Berlusconi, dopo aver accarezzato l'idea di lanciare la candidatura di D'Alema per spaccare il Pd, adesso starebbe pensando a quella di Emma Bonino. Un nome che non piace né nel Pdl né nel Pd, ma se il Cavaliere gioca a sfasciare i democratici la leader radicale è la persona adatta: se venisse lanciata la sua candidatura, questo è il ragionamento, sarebbe difficile per i democratici dire di no, ma a quel punto tutte le contraddizioni interne al partito esploderebbero.

Foto © Getty Images

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