Il Vaticano risponde sui conti del monsignore: Papa Francesco vuole chiudere lo IOR?

Monsignor Ricci e i 3 conti correnti nel caso del "Madoff dei Parioli"

Per la prima volta, una richiesta di rogatoria in Vaticano da parte della Procura di Roma, che indaga sul caso del cosiddetto "Madoff dei Parioli" non è finita nel nulla. Stavolta, interrompendo uno schema ormai consolidato, il Vaticano ha risposto fornendo ai magistrati informazioni sui conti di monsignor Francesco Maria Ricci, il domenicano che investì 600 milioni di euro in fondi "esotici" dopo averli prelevati da un fondo destinato alle opere di beatificazione. E i documenti forniti dal Vaticano chiamano in causa lo IOR, l'Istituto per le Opere Religiose coinvolto in tanti scandali tra cui Vatileaks, in cui Ricci aveva tre conti correnti.

Per completezza bisogna dire che i documenti arrivati ai magistrati contengono tutte le movimentazioni di denaro dal 2000 al 2007 ma non i nomi dei beneficiari dei bonifici vari. Solo numeri e niente nomi, ma è comunque un grosso passo avanti rispetto al recente passato, quando il Vaticano si rifiutava di inviare qualsiasi dato alla Procura. Quanto basta per parlare di "rivoluzione" di Papa Francesco, e di ipotizzare che la scure moralizzatrice del nuovo pontefice possa abbattersi presto proprio sullo IOR, che tanto peso ha avuto sugli scandali curiali che hanno funestato l'ultimo anno e mezzo di pontificato di Ratzinger.

Nei giorni scorsi la Reuters ha raccolto le dichiarazioni di due fonti anonime interne al Vaticano che ipotizzano, se non la chiusura, quantomeno una "forte ristrutturazione" della cosiddetta banca Vaticana, che l'anno scorso è stata bocciata da MoneyVal per quanto riguarda il rispetto degli standard europei sul riciclaggio di denaro sporco.

"La banca sarà riformata. Ma certamente, se il papa lo vuole, potrebbe anche chiuderla. Non mi sorprenderei se lo facesse" ha dichiarato uno dei due funzionari interpellati. L'ipotesi della ristrutturazione è al momento la più probabile, il Papa ha già fatto capire di voler far rientrare lo IOR negli standard bancari europei. Dopodiché si passerebbe a nuove nomine e, forse, alla trasformazione in un ente no-profit: non è la prima volta che se ne parla, pare che anche Papa Luciani nel 1978 fosse intenzionato a riformare lo IOR di Marcinkus.

Ora Papa Francesco può contare anche sull'appoggio di una parte dei cardinali che lo ha eletto: il nigeriano Onaiyekan durante le congregazioni aveva dichiarato “Lo Ior non è essenziale, non è un sacramento né un dogma della chiesa”. Prima però c'è da sostituire il Segretario di Stato Bertone e il presidente dello IOR Ernst Von Freyberg

Una delle fonti anonime è poi stata identificata nell'ex portavoce di Bergoglio Federico Wals, che poi ha parzialmente ritrattato spiegando che si trattava di sue supposizioni. Wals ha però aggiunto che nel 1998 l'allora arcivescovo Bergoglio si trovò ad affrontare una situazione difficile nella sua diocesi, con mancanza di liquidità e inchieste sulla gestione dei fondi della Chiesa. Bergoglio allora si sbarazzò delle partecipazioni nei capitali di alcune banche e depositò i fondi in istituti di prim'ordine secondo gli standard internazionali.

Foto © Getty Images

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