Ore 12 - Bersani farà fare al Pd la stessa fine delle "lenzuolate"?

altroNel Partito democratico non sono i visi lunghi a scuotere il loft, ma il fantasma della parola chiave del comunismo internazionale: “battaglia politica”.

Ecco, Walter Veltroni, il più distante dai riti del bolscevismo, sfodera la frase più cara a Lenin. Che è la riapertura delle ostilità interne, la dichiarazione di guerra ufficiale, un colpo secco che passa Bersani e il suo mentore D’Alema, da parte a parte. Eh sì, ci risiamo.

Invece di grandinare su Berlusconi e sul governo di destra, il fulmine delle urne si è abbattuto sul Pidì, partito trovato da Bersani col tetto scoperto, ma a cui il segretario non ha aggiunto una tegola. Così, invece di correre coi secchi per spegnere l’incendio, metà partito (più uno?) si defila, fa lievitare la panna montata e rancida dell’”io l’avevo detto”, rispolvera elmi e corazze, arrota le spade.

La linea del Piave non ha retto, il partito di Bersani/D’Alema è addirittura sceso sotto il dato capestro delle Europee. Molte le “perle”: nel Lazio si è addirittura perso contro una candidata senza … lista! Il voto è una sentenza: mette le ali alla destra, un plebiscito per Berlusconi, Di Pietro e Grillo a caccia (senza licenza) nei pascoli “liberi” del Pd.

Non sapendo dove puntare la barra, Bersani ha scambiato una balza della Padania per la catena del l’Everest, strizzando gli occhi “a sinistra” intimorito dagli slogan della piazza e del popolo “viola”, non accorgendosi dell’Italia di “metà campo”, silenziosa ma immensa prateria, lasciata a Berlusconi e alla destra.

Un suicidio politico. Una lezione a rovescio di Togliatti e Berlinguer, ma anche di De Gasperi, Fanfani e Moro.

Da qui, la riapertura, da parte di Veltroni, del cassetto segreto per riprendersi e rilanciare lo slogan del partito a “vocazione maggioritaria”, della difesa costiquelchecosti del “bipolarismo”, della porta in faccia da sbattere all’Udc che, giura Veltroni, “Finirà tra le braccia di Berlusconi”. Di questo passo, il Pd ripercorre il recente passato: Di Pietro sostituirà il fu Mastella e Grillo il fu Pecoraro Scanio.

Identità e alleanze volute dal nuovo corso bersaniano, cioè progetto e mattoni della nuova costruzione, non reggono alla prova dei fatti. L’opposizione del Pd non è stata in grado di costruire l’alternativa, anzi lascia sul campo uomini e territori. Adesso, scissione o no, il Pd è squagliato e impantanato. Insomma, un gran casino.

Attaccato all’interno e sfidato dall’alleato Di Pietro (più … Grillo), deriso da Berlusconi, Bersani rischia di portare il Partito democratico nello stesso luogo dove, da ministro del governo Prodi, portò le riformiste “lenzuolate”: nel cesso. A chi tocca, stavolta, tirar giù lo sciacquone?

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