Comunali Venezia. L'ira di Brunetta contro la Lega è giustificata?


Le elezioni regionali appena terminate hanno visto l'indiscutibile affermazione del centrodestra guidato dalla Lega Nord. Le vittorie nel Lazio e in Piemonte sono epocali, e dopo una prima reazione sulla linea dell'"abbiamo vinto anche noi" pure dal Pd cominciano a manifestarsi voci di dissenso dalla linea del segretario Bersani.

Vittoria netta, dicevamo, macchiata da due soli ma assai rumorosi capitomboli: la sconfitta di Castelli a Lecco ad opera di Brivio e la batosta subita da Renato Brunetta a Venezia. Ma mentre Castelli ha reagito con un certo aplomb, dichiarando di aver fatto il possibile senza tuttavia riuscire a risolvere il caos del centrodestra lecchese, il Ministro della Funzione pubblica è clamorosamente sbottato, accusando gli alleati lumbard di non averlo votato.

L'asserzione si basa sul confronto dei dati delle comunali con quello delle regionali nella circoscrizione veneziana, e lamenta che i leghisti sarebbe egoisti e educati a votare solo i propri candidati (vedi appunto Zaia in regione, protagonista di un consenso più che massiccio). Brunetta ha anche evocato lo spettro di una eventuale candidatura di Bossi a sindaco di Milano "tra 10 anni" che per converso potrebbe non essere votato dagli elettori Pdl in stragrande maggioranza nel capoluogo lombardo.

Il punto però è che Brunetta molto probabilmente si sbaglia, e intendiamo proprio dal punto di vista statistico. Abbiamo analizzato i numeri, da cui risulta che la componente leghista nel 42,6% incassato dal candidato ammonti all'11,15%, per un totale di 14.000 voti, contro il 22,76% e 29.000 voti del Pdl (il resto viene da lista personale e altri spiccioli). Ora, è vero che la circoscrizione veneziana per le regionali ha visto un sostanziale pareggio tra alleati (entrambi sul 26%) ma la provincia di Venezia è molto più leghista della città stessa.

Il capoluogo veneto, oltre a essere storicamente la roccaforte di sinistra del Veneto, è sempre stato difficile per il Carroccio, un po' come Milano per la Lombardia. E se anche così non fosse stato, valgono i dati sulle schede bianche/nulle complessivamente intorno al 2%. Praticamente niente. Se dunque chi si è recato comunque alle urne votando Lega non ha lasciato in bianco la scheda delle comunali ocsa dovrebbe aver fatto? Votato un altro candidato e anche un'altro simbolo? Difficile.

Più probabile invece che il nome di Brunetta non riscuotesse grandissimo entusiasmo nel complesso dell'elettorato "moderato". Essere un ministro apprezzato non solo non aumenta le proprie chance come sindaco, ma rischia anzi di sollevare l'irritazione dei propri stessi "fans", che si chiedono perché dovrebbero spostare il proprio uomo dal suo posto ideale per piazzarlo su un'altra poltrona, per giunta minore.

Il caso presenta delle analogie con quello del neo-governatore Luca Zaia. È vero infatti che si trattava di uno dei ministri col maggior indice di gradimento (come ha confermato anche il nostro sondaggio di fine anno) ma i suoi elettori hanno gradito il suo spostamento in una posizione di maggior prestigio come quella di presidente della regione Veneto. Un evento oltretutto di grande valenza simbolica, a differenza di quel che avrebbe rappresentato la poltrona veneziana per Brunetta.

Il ministro farà dunque meglio a prendersela con l'astensionismo che non ha certo contribuito a limitare, e che alle comunali veneziane ha sfiorato il 40%.

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