Un anno dopo il terremoto dell’Aquila: dalla realtà al reality



Il terremoto registrato lo scorso anno a l’Aquila è diventato oggi l’argomento per riempire i vari contenitori televisivi di solito farciti con quella parte di attualità che di reale non ha nemmeno più i protagonisti.

All’Aquila, per ricordare le vittime è arrivata persino, Lorena Bianchetti che per l’occasione ha confezionato uno speciale dell’Italia sul Due che abitualmente pone l’accento su quanto accade ai naufraghi di Simona Ventura.

Di quanto successo tra la notte del 5 e il 6 aprile del 2009 ha deciso di occuparsene persino Federica Sciarelli che ieri sera ha dedicato una parte di “Chi l’ha visto?”, storico programma di RaiTre nato per rintracciare le persone scomparse, agli aquilani che non abitano più nelle case distrutte dal sisma.

Come già successo in altre occasioni una parte della televisione (SkyTg24 ha trasmesso tutta la fiaccolata in memoria delle vittime) ha mangiato e digerito il piatto che alcuni esponenti politici avevano preparato per primi.

Silvio Berlusconi prima di spostare, senza tener conto dei costi, il G8 della Maddalena all’Aquila realizzò con Bruno Vespa uno speciale in prima serata riguardante la consegna delle prime case (finanziate dalla Croce Rossa) benedetto dai vertici RAI che bloccarono il lavoro già realizzato sulla ricostruzione da Giovanni Floris e chi con lui lavora per Ballarò. Nove mesi dopo gli approfondimenti politici sarebbero stati congelati completamente.

L’Aquila e la relativa ricostruzione sono diventati nelle ultime settimane la cartina tornasole di quanto in Italia vada cambiato. Più che le storie delle persone defunte nelle orecchie hanno echeggiato forte le risate di chi ha speculato sulla ricostruzione.

Nessuno, in queste ore, ha ricordato al Capo della Protezione Civile Guido Bertolaso che i suoi buoni propositi, secondo il quale all’Aquila si ritornerà alla normalità entro 8 anni, vengono smentiti dalle indagini che sul suo conto sono state avviate proprio a causa di probabili appalti illeciti.

Solo il geologo Mario Tozzi ha smentito pubblicamente l’enfant prodige berlusconiano facendo presente che l’Umbria e le Marche termineranno i lavori avviati dopo il terremoto del 1997 solo in 15-20 anni.

Fatta eccezione per gli esperti, rappresentati dallo stesso Tozzi, chi ragiona del terremoto abruzzese sembra farlo solo per sottolineare le lacune o l’eccellenza del Governo. Rappresentativo di questo mediocre modello di confronto è il litigio, l’ennesimo, avvenuto tra il Giornale e Repubblica.

Chiacchiere. Solo chiacchiere anestetiche utili per convertire dei cittadini in telespettatori a cui tutte queste inutili considerazioni postume hanno solo rubato la dignità.

A tutti noi questi superficiali pensatori ci hanno tolto persino il minuto di silenzio che dovremmo usare per ricordare le vittime del terremoto, e con esse tutte le altre persone che in Italia hanno perso la vita a causa di un gruppo di sciacalli che preferiscono essere chiamati amministratori (come in Sicilia dove ad oggi nessuno si è preso la responsabilità dei danni fatti dall’alluvione omicida).

Ogni occasione è buona per allestire uno show. Sabina Guzzanti, giusto per fare un esempio, non è riuscita a togliersi di dosso la maschera utilizzata per imitare il Presidente del Consiglio tanto che come Silvio su quanto successo all’Aquila ha girato un film.

Gli incassi, ovviamente, non saranno usati per ricostruire le case cancellate dal terremoto.

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