Intervista: Ignazio Marino a polisblog "Il testamento biologico ci priva dei nostri diritti"

ignazio marino intervista

Abbiamo già avuto modo di parlare in un’ intervista a Beppino Englaro del testamento biologico e della libertà che i cittadini dovrebbero avere di accettare o meno determinate terapie. Torniamo sull’argomento con una breve intervista a Ignazio Marino, medico e senatore del PD, che su questi argomenti ha basato buona parte della sua attività politica.

Senatore Marino, può dirci a che si punto è l’iter parlamentare della legge sul testamento biologico e qual è il suo commento su questo disegno di legge?

La legge in questo momento si trova alla Camera dei Deputati dopo essere stata approvata dal Senato della Repubblica. In effetti è una legge contro il testamento biologico perché nell’articolo 3 impone a tutti i cittadini italiani, nel momento in cui dovessero perdere la coscienza, di essere sottoposti all’inserzione di un tubo nell’intestino e ad essere idratati e nutriti artificialmente

Questo vale anche per coloro che hanno espresso con chiarezza che non vogliono questi trattamenti e che preferirebbero spegnersi a casa come è accaduto nei secoli a tanti nostri antenati. Insomma, è una legge che, nel momento in cui siamo privati della coscienza, ci priva anche dei nostri diritti. Io preferirei una legge che si ispiri ai principi indicati da un giovanissimo Aldo Moro, il quale aveva 29 anni quando, il 28 gennaio 1947, nello scrivere la nostra Costituzione disse che c’era un principio così importante che non poteva non essere specificato nella Carta: cioè che ogni italiano ha diritto all’accesso alle cure, ma che nessuno di noi può essere obbligato a una cura contro la propria volontà.

E’ l’articolo 32 della nostra Costituzione.

Sì. E immagino che la maggior parte (molto probabilmente il 90%) degli italiani, credenti o non credenti, sia convinta che sulle cure debbano decidere la persona o le persone che ti vogliono bene e non chi ha vinto le elezioni.


Recentemente ha fatto scalpore il caso di Ray Gosling, il conduttore della BBC che ha confessato di aver praticato l’eutanasia al proprio compagno malato terminale di AIDS. Qual è la sua opinione?

Come uomo, come medico e come politico sono contrario all’eutanasia. L’eutanasia significa iniettare del veleno nelle vene di una persona e ucciderla. Sono invece favorevole al principio che ciascuno di noi possa decidere fino a che punto e quale momento si debbano spingere le cure. Non credo che sia necessario né obbligatorio che una persona debba essere sottoposta a qualunque cura che una scienza instancabilmente creatrice mette a nostra disposizione. Il progresso della tecnologia è importante: oggi possiamo vivere più a lungo e meglio, ma la decisione se utilizzare o no una terapia è una decisione che compete alla persona e non allo Stato.

Lei presiede la Commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficienza del sevizio sanitario nazionale, che ha recentemente pubblicato una relazione inequivocabile sulla morte in carcere di Stefano Cucchi. Qual è il suo commento su questa vicenda?
Io sono convinto che ogni persona nel nostro paese ha diritto all’assistenza sanitaria. Non importa se è una persona fragile, debole, povera o che si trova in carcere. Stefano Cucchi è morto perché aveva rifiutato di alimentarsi perché aveva subito delle lesioni e aveva deciso di fare una sorta di sciopero della fame e della sete.

Probabilmente è stato picchiato e voleva attirare l’attenzione delle persone che lo circondavano. Voleva, insomma, entrare in contatto con il suo avvocato. E’ un fatto gravissimo che non abbia potuto avere lo stesso accesso alle cure di una persona che invece si trova in stato di libertà. Io credo che questa è una ferita profonda per la nostra democrazia e la nostra relazione finale,infatti, invita a una piena applicazione delle norme che proteggono la salute di chiunque nel nostro Paese. E’ un aspetto del quale dobbiamo essere orgogliosi e dobbiamo difenderlo. Nessuno può restituire la vita a Stefano Cucchi, ma dobbiamo riconoscere che sono stati fatti degli errori.

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