Con Lech Kaczynski muore anche l’omofobia in Polonia?



Lech Kaczynski, morto a seguito di un incidente aereo, non era solo il Presidente della Polonia. Insieme al fratello gemello Jarosław, attualmente parcheggiato al Ministero della Giustizia è diventato il profeta di un modello politico che poco ha da spartire con il futuro.

Facendo proprie le peggiori malefatte di Vladimir Putin, a cui ancora oggi è imputabile la morte della giornalista Anna Politkovskaja che per anni ha scritto del genocidio in Cecenia, Lech Kaczynski è diventato in pochi anni il bambino che l’Unione Europea non perdeva occasione per sgridare.

Significativa è sempre stata la sua posizione omofoba contro le persone non eterosessuali che in occasione del primo pride nazionale organizzato a Cracovia riportarono delle lesioni di cui la stampa locale non si è mai occupata.

Troppo spaventata da quell’uomo che aveva messo al Ministero dell’Istruzione un esponente politico che pretendeva di sapere da ogni insegnante il proprio orientamento sessuale affinché gay e lesbiche, in quanto non eterosessuali, fosse negato il diritto di esercitare la propria professione.

Lech Kaczynski ogni volta che si affaccia verso occidente veniva contestato proprio perché rappresentava la Polonia che il precedente Pontefice, Giovanni Paolo II, ci aveva fatto dimenticare.

Prima di fare scoppiare un caso su una vignetta satirica, come fatto dal Giornale di Vittorio Feltri su una considerazione grafica di Staino che trovate di seguito, vale la pena riflettere su quanto di male in vita Lech Kaczynski ha fatto.

Vittorio Feltri contro Sergio StainoVittorio Feltri contro Sergio Staino

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