Ma l'inversione di tendenza? Il centrosinistra perde più del 30% dei comuni che governava


Due settimane fa Pierluigi Bersani commentando i risultati elettorali parlava di chiara inversione di tendenza nel paese e di avanzata del Pd. Probabilmente era ancora nella fase di negazione dell'ennesima sconfitta elettorale visto che poche ore dopo sarebbe stato il suo alleato Antonio Di Pietro ad ammettere la vittoria del centrodestra.

I ballottaggi confermano che questa inversione di tendenza non ha fondamenti nella realtà: il centrosinistra complessivamente tra primo e seconto turno perde oltre il 30% dei comuni (tra capoluogo e superiori non capoluogo) che amministrava. Nei comuni capoluogo partiva da un 7-2 nel 2005 e ora finisce per vincere 5-4. Nei comuni superiori non capoluogo aveva 37 amministrazioni contro le 25 del centrodestra, 1 civica e 1 di centro. Dopo questo doppio turno si ribalta la situazione: il centrodestra a 32 comuni guidati, il centrosinistra a 24, la Lega a 2, il centro 5, la sinistra 1.

Complessivamente il centrosinistra passa da 44 amministrazioni comunali guidate a 29 perdendo oltre il 30% dei comuni in cui era maggioranza. Il centrodestra passa da 27 a 36 amministrazioni guidate (38 considerate le due della Lega). Il secondo turno non vede quindi segnali positivi per il Pd e anzi conferma l'avanzata del centrodestra al Nord (soprattutto con la Lega) e al Sud. Il centrosinistra vede sempre più ridotta la propria forza, a maggior ragione considerando che le amministrative (a differenza delle politiche) sono sempre state il terreno più favorevole. E attenzione all'astensionismo che contro tutte le previsioni si conferma bipartisan.

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