Meglio gay che leghisti. Nel titolo del Giornale la nuova geografia politica del paese



Meglio gay che leghisti. Il Giornale di oggi sceglie un titolo-choc per l'ennesimo attacco a Gianfranco Fini e ai suoi uomini. In questo caso l'obiettivo è l'onorevole Italo Bocchino, reo di aver dichiarato in un'intervista (a Klaus Davi) che se un giorno un omosessuale diventasse Presidente del consiglio non ci vedrebbe nulla di male, e comunque sarebbe molto meglio di un leghista poiché "non può governare un intero paese chi ne rappresenta solo una parte".

Di Bocchino ci siamo occupati in passato per le scottanti intercettazioni che lo vedevano coinvolto in alcuni giri poco chiari, per cui sorvoliamo sul personaggio e su come concepisce la politica. Cerchiamo invece di capire cosa ci sia dietro un titolone così abbagliante, sparato a caratteri cubitali nell'edizione di oggi. Stile Feltri a parte, ovviamente.

Il fondo, autorevolmente firmato dal vicedirettore Nicola Porro, traccia un parallelo tra il vecchio arco costituzionale che aveva relegato il Movimento Sociale (in cui Bocchino e Fini hanno cominciato la loro carriera) nel ghetto della non esistenza politica. Ora che gli ex-missini/ex-aennini sono arrivati al potere vorrebbero applicare lo stesso principio nei confronti degli scomodi cugini "padani" arrogandosi l'unico diritto di presiedere il paese.

Effettivamente si tratta di (studiata) miopia, come fa più o meno rilevare un articolo interno con intervista e commento di Vittorio Sgarbi. Ma il punto vero è un altro; ovvero che il Giornale si sta spostando sempre più verso il Carroccio. Una tendenza forse in atto da tempo (già il vecchio direttore Montanelli rilevava che il suo quotidiano avesse anime molteplici tra le quali quella dell'ancor giovane Lega Nord) ma che si è clamorosamente consolidata con i risultati delle ultime elezioni.

Insomma, se avete letto Panorama di questa settimana avrete già trovato una mappa del nuovo potere leghista. Il Giornale, pur non citato dai colleghi della rivista, ne fa sempre più parte, forse anche in previsione di una futura uscita di Berlusconi dalla politica attiva. Fuoriuscita che ridisegnerà gli equilibri per un centrodestra in cui attualmente il Carroccio, almeno a nord, è ormai leader.

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