Prodi ripropone il Pd federalista. Scontro nel partito

Ogni tanto Romano Prodi riemerge dal suo esilio dorato nel tentativo di proporre un rinnovamento del partito che ha lasciato e che versa in condizioni comatose, specialmente dopo l'ultima tornata elettorale. Oddio, a essere precisi sarebbe meglio dire che l'ex-primo ministro non ha avuto nulla a che fare o quasi con la costituzione del Pd, in cui si è ritrovato come una sorta di "padre della patria" nella sola fase finale della sua carriera politica.

In ogni caso non è la prima volta che una sua proposta viene guardata con sospetto e fastidio dai caporioni del nuovo partito, come se si fossero legati al dito la sua "diserzione", o quella che considerano come tale. O forse semplicemente difendono il loro piccolo spazio di potere che in fondo val bene uno stipendio.

La proposta comunque non è nuova, e riflette analoghe iniziative tra le quali ci piace citare quella dell'ex-primo cittadino veneziano Massimo Cacciari, indubitabilmente primo (e tra i pochi) a capire la forza del messaggio leghista nel nord Italia. Dotare il Partito Democratico di una struttura non verticistica ma di tipo federale, assegnando forti poteri ai segretari regionali.

Naturalmente il messaggio recondito è che la parte settentrionale del partito guadagni più spazio, proprio per contrastare l'egemonia leghista e copiarne in certo qual modo il modello. Se però registriamo un certo appoggio dal segretario Bersani, che del resto non sa più a che santo votarsi, le reazioni del resto del partito sono tiepide per usare un eufemismo.

E se dalla sinistra, guidata dall'ex-ministro Fioroni, lo si potrebbe anche aspettare, lasciano stupite le risposte dei segretari regionali stessi, che dovrebbe andare a formare una sorta di senatino decisionale interno. Blasi (Puglia) parla di affrontare piuttosto i problemi reali. Bonaccini (Emilia-Romagna) si dichiara preoccupato dell'idea di togliere potere al segretario nazionale. Amendola (Campania) afferma che lo lascia un pò perplesso il fatto che siano venti persone a decidere la guida del partito...

Mah. Che dite, sentiamo anche l'opinione dei lettori di PolisBlog?

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