Le proposte dei saggi di Napolitano: nuova legge elettorale e taglio dei parlamentari

Manca poco al termine della missione delle due commissioni

Proprio ieri ci chiedevamo che fine avessero fatto i dieci saggi voluti da Giorgio Napolitano per far decantare la delicata situazione politica. E avevamo constatato che, a prescindere dalle proposte che sarebbero arrivate, l'esperimento poteva considerarsi fallito vista la ritrosia dei partiti a condividere la scelta del Presidente.

Ora i dieci saggi divisi in due commissioni hanno formalizzato quelle che sono le loro proposte da sottoporre ai politici e al Parlamento. La scadenza ufficiale è fissata a venerdì prossimo quando, a pochi giorni dall'avvio del voto per il nuovo Capo dello Stato, Napolitano riceverà i dossier approntati dagli esperti. Per quanto riguarda la commissione "economica" formata da sei esponenti, non ci sono ancora risultati precisi ma si parla di liberalizzazioni e riforme del sistema fiscale e del welfare: niente di nuovo sotto il sole, e oltretutto si tratta di riforme che dipenderanno molto dall'assetto politico del nuovo governo.

Più nette invece le proposte della commissione istituzionale formata da Violante, Quagliariello, Mauro e Onida, anche se i primi due – espressione di Pd e Pdl – danno per fatto l'accordo, mentre il centrista e il costituzionalista sono più cauti. Di cosa si tratterebbe? Nientemeno che della legge elettorale e del taglio dei costi della politica, temi che sono al centro del dibattito politico, senza arrivare a una soluzione, da anni. I quattro saggi non presenteranno una proposta di legge, ma due punti fermi da cui partire, e cioè che il Porcellum va cambiato per sancire il principio di governabilità e quello di scelta dei cittadini.

In sostanza, bisognerà rivedere il premio di maggioranza per evitare situazioni in cui si possa vincere in una Camera ma non nell'altra, e reintrodurre in qualche modo le preferenze per superare le liste bloccate. Come si possa fare tutto questo, è un altro discorso: soprattutto per il secondo punto, ci sono in campo varie ipotesi tra cui quella delle primarie per legge. Da qui le perplessità di Onida e Mauro, secondo cui questi cambiamenti non sarebbero rispondenti alle necessità dell'attuale quadro politico. E intanto Bersani, come Grillo qualche giorno fa, ha parlato di un possibile ritorno al Mattarellum.

Per quanto riguarda il taglio dei costi, si parla invece di un'ulteriore riduzione dei rimborsi elettorali ai partiti (ma non della riforma del sistema) e di un dimezzamento dei parlamentari per arrivare a 470 deputati e a sostituire il Senato con una Camera delle Regioni, i cui membri sarebbero nominati dai consigli regionali che li pagheranno con l'attuale stipendio. Quindi, sulle casse dello Stato non graverebbero più i quasi 1000 parlamentari ma meno della metà. Tutto molto bello, ma basteranno delle "sagge" proposte per fare quello che non si è riuscito a fare in tanti anni?

Foto © Getty Images

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