25 aprile senza sindacato. La fine vicina di una festa mai sentita dai più

Dieci giorni al 25 aprile, anniversario della liberazione per alcuni; della sconfitta nella seconda guerra mondiale per altri. Che la festa sia sempre stata monca, ovvero sentita da una parte politica e scansata dall'altra, è risaputo; il fatto nuovo è che per la prima volta con ogni probabilità il sindacato ne diserterà il palco.

L'unico esponente della triplice iscritto a parlare, Bonanni della Cisl, avrebbe infatti rinunciato per non correre il rischio che si ripetano gli eventi dello scorso dicembre, alla commemorazione di Piazza Fontana, a Milano, quando i centri sociali fischiarono ripetutamente gli oratori e tentarono di sfondare le transenne.

Il pericolo che la cosa si ripeta e che la manifestazione cada in mano a no global o altri gruppi violenti è molto concreto, e se già le forze esterne alla sinistra (ma pure il Pd non è del tutto ben visto) hanno da tempo rinunciato a presenziare dopo il vergognoso trattamento riservato al padre del sindaco Moratti (ex-partigiano, disabile in carrozzina) ora il cerchio si chiude.

Cala così lentamente il sipario su una festa il cui significato è da tempo mutato da memento antifascista a occasione per contestare il governo di turno, (quasi) qualunque esso sia. Cosa che avviene anche col dirimpettaio Primo Maggio, che però almeno ha una valenza storico-politica come atto fondante.

Certo, ripensandoci una soluzione per salvare capra e cavoli ci sarebbe. Estraniare dalla manifestazione la violenza e tutti i gruppi che di essa si nutrono. Una soluzione inapplicabile, dunque.

Ciao 25 aprile. Non ci mancherai.

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