Presidente della Repubblica: i papabili Prodi e D'Alema impallinati dalla stampa

Il caso Penati mette in difficoltà "baffino"

A una settimana dall'inizio del voto per il Presidente della Repubblica, e senza un favorito della vigilia, per i giornali è tempo di caccia grossa ai papabili. Solo oggi, la stampa prende a bersaglio due nomi tra i più citati per il Colle, Romano Prodi e Massimo D'Alema, anche se per vicende di diverso spessore.

A impallinare Prodi ci pensa Il Tempo. Il secondo quotidiano di Roma mostra l'ex premier intento a fare jogging accompagnato dall'auto blu a Villa Borghese, in una zona dove però il transito delle automobili è vietato. Poca roba, di sicuro, ma il giornale fa malignamente notare che un comportamento del genere non è consono a un possibile candidato "anti-casta" appoggiato dal Movimento 5 Stelle.

Ben più grave la vicenda che riguarda Massimo D'Alema, e che con tempismo sospetto appare oggi con grande risalto sul Corriere della sera. Il caso è quello per cui è indagato Filippo Penati, che come presidente della Provincia di Milano nel 2005 acquistò dal costruttore Gavio il 15% dell'autostrada Milano-Serravalle al prezzo 8,9 euro per azione, contro un costo di 2,9 pagato da Gavio. Un'operazione che portò al costruttore 238 milioni di euro, in curiosa coincidenza con l'appoggio dato dallo stesso alla famigerata scalata della Unipol di Giovanni Consorte a Bnl.

Una vicenda che da tempo imbarazza il centrosinistra, e non solo per il coinvolgimento di Penati, già capo della segreteria politica di Bersani, ma anche per il controverso sistema di potere che c'è dietro. Ora però le cose si aggravano: secondo il Corriere, lo scorso 4 febbraio l'architetto Renato Sarno, uomo di fiducia di Penati, avrebbe chiamato in causa Massimo D'Alema. Penati, parlando dell'acquisto delle quote dell'autostrada, avrebbe detto

Io ho dovuto comprare le azioni di Gavio. Non pensavo di spendere una cifra così consistente, ma non potevo sottrarmi perché l'acquisto mi venne imposto dai vertici del partito nella persona di Massimo D'Alema

Insomma sarebbe l'ex leader Ds l'eminenza grigia dietro tutta l'operazione. Le smentite non hanno tardato ad arrivare, da parte di Penati ("Costretto da D'Alema a strapagare le azioni a Gavio? Non l'ho mai detto a Sarno, né avrei mai potuto dirglielo perché non è vero"), ma soprattutto dello stesso D'Alema, che ha scritto al Corriere parlando di "deliberate calunnie", recriminando perché i giornalisti non lo hanno interpellato e minacciando le vie legali. Ben consapevole che un'accusa del genere nei giorni in cui si sceglie il nome del nuovo Capo dello Stato può costargli caro.

Foto © Getty Images

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