Il sabato del villaggio


Ci mancava la tempesta fra Berlusconi e Fini per riattizzare il fuoco delle divisioni interne al Partito democratico.

E quando c’è sentore di … ribaltoni, il più solerte è sempre il “vecchio” Massimo D’Alema. “Baffino” avrà tutti i difetti e, di solito, non ci prende. Però non si può dire che non ci mette la faccia e che non dica apertamente (e in modo chiaro) ciò che pensa.

Sull’apertura a Fini (in caso di definitiva rottura con il Cavaliere), D’Alema non ha dubbi, tendendo subito la mano al presidente della Camera: “Perché nel Paese c’è un’emergenza democratica: si va verso un sistema plebiscitario, la libertà di informazione è minacciata, la democrazia è a rischio”. C’è di più..

“Solo superando l’attuale bipolarismo – chiosa l’ex Premier “rosso” – si possono rimescolare le carte, si rompe un sistema cristallizzato attorno al blocco di potere di Berlusconi, si rompono le gabbie che stringono le forze politiche. Solo così si riaprono prospettive nuove per il Pd con un dialogo con Casini ma anche con Gianfranco Fini”. Capito?

D’Alema, il suo colpo secco l’ha sparato, spaccando il Pidì come una mela. L’altra … metà del Pd punta al ritorno del modello veltroniano: la vocazione maggioritaria, un netto schema bipolare. E Fini? Per questa parte del Pd, resta solo un “avversario” di destra.

Insomma il Pd … “spettatore” interessato, sta sugli spalti, a fare il tifo. Nell’arena Berlusconi e Fini menano gli ultimi fendenti. Così pare.

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