A Valmontone il Pd alla frutta si interroga su Fini

Può essere interessante riprendere il tema del convegno Pd di Valmontone, già analizzato in prima battuta dal nostro Falcioni, per capire cosa stia succedendo all'interno del Pd, e per converso all'intero quadro politico italiano.

Il battibecco tra Fini e Berlusconi viene naturalmente seguito con grande interesse nel più grande partito d'opposizione, che si interroga sul da farsi e di fatto si spacca in 3 correnti. Ecco più o meno le posizioni dei leader Pd, per come sono emerse dal dibattito.

D'Alema. L'apertura a Fini è assolutamente necessaria nel quadro di un allargamento obbligatorio degli orizzonti del centrosinistra. Baffino e Fini si sono sempre stimati, anche da fieri avversari, e il Lider Massimo non vede l'ora di imbarcarlo in qualche modo nel fronte antiberlusconiano. Le posizioni sono ovviamente distanti, ma certe aperture del Presidente della Camera su bioetica & co. fanno ben sperare.

Franceschini. Chi l'avrebbe detto che il più fiero no a Fini e l'antiberlusconismo più radicale sarebbe venuto proprio dall'ex-esponente della Margherita? Eppure è proprio così. Franceschini nel suo intervento ha ricordato che benché avvicinato dal suo contrasto col Cavaliere Fini è e rimarrà un nemico. Un uomo di destra. Un avversario politico. Insomma, l'odio per Berlusconi trascina con sè chiunque gli sia stato vicino nei secoli dei secoli.

Bersani. Il mediatore. Allargamento con juicio. Si capisce che l'attuale segretario vuole mantenere la vicinanza col suo grande sponsor D'Alema, e nel contempo cerca disperatamente un elemento di novità per mutare l'asfittico corso degli eventi che ha caratterizzato la sua direzione. Ma come sempre si limita a grandi cerchi nell'aria senza farli seguire da nulla di concreto. L'impressione è che tutto sia ancora una volta in mano all'eminenza grigia, che è...?

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