Laurea breve: un fallimento! Anche per la Corte dei Conti


A più di dieci anni dal primo regolamento sull’autonomia didattica, che ha introdotto per l’istruzione superiore il sistema a doppio ciclo (laurea e laurea specialistica), è possibile verificare che la riforma non ha prodotto i risultati attesi né in termini di aumento dei laureati né in termini di miglioramento della qualità dell’offerta formativa, avendo anzi generato un sistema incrementale di offerta, certamente sino all’anno accademico 2007-2008, con un’eccessiva frammentazione delle attività formative ed una moltiplicazione spesso non motivata dei corsi di studio.

Così la Corte dei Conti, nel suo Referto sul sistema univeristario, smonta la riforma del 3 +2 (forse sarebbe meglio dire del 3 x2), voluta dal ministro Luigi Berlinguer, che durante i governi Prodi e D'Alema ha provveduto a dimostrare che politicamente non onora il cognome che porta e che le riforme tanto evocate spesso fanno solo danni.

La riforma universitaria che ha ridotto la durata del corso di laurea a 3 anni per affiancarci una specializzazione di 2 anni è stata contestata, ai tempi, da tutte le sigle studentesche: era evidente a tutti che si trattava di una porcata. Il disegno, anzi lo spot, prevedeva di diminuire i fuoricorso grazie alla riduzione e alla rimodulazione del percorso accademico. Nella realtà, come previsto già nel 1998, Berlinguer ha creato un sistema di istruzione penoso, in cui la laurea triennale conta lo stesso numero di esami della vecchia quadriennale, ma con programmi di studio spesso ridicolmente brevi. In più, per ottenere un titolo di studio decente, ora invece di 4 anni ne servono 5.

Il numero dei fuoricorso forse è calato, grazie ad infornate di 3/400 laureati per volta e ad esami che, in molti casi, sono delle mere formalità. In compenso i mali dell'università sono rimasti tutti e la casta dei professori, che dedica una manciata di minuti agli studenti, che ama fissare date degli esami e orari dei corsi senza alcuna logica se non quella delle proprie necessità personali, è rimasta intoccabile.

Ma leggiamo ancora cosa scrive la Corte dei Conti: a fronte di un dato sostanzialmente stabilizzato del numero degli iscritti nell’ultimo quinquennio su un valore di poco superiore a 1.800.000 unità, rilevante è ancora la cifra relativa alla quota degli abbandoni dopo il primo anno, pari nell’anno accademico 2006-2007 al 20 per cento, valore questo sostanzialmente analogo a quello registrato negli anni precedenti la riforma degli ordinamenti didattici.... Il numero complessivo dei corsi di studio è andato progressivamente aumentando sino a tutto l’anno accademico 2007-2008, raggiungendo un numero di 5.519 corsi attivi di I e II livello a fronte di 4.539 corsi attivi di I e II livello nell’anno accademico 2003-2004, in conseguenza dell’effetto moltiplicativo dato soprattutto dalla crescita esponenziale dei corsi di laurea specialistica passati da 1.204 nell’anno accademico 2003-2004 a 2.416 nell’anno accademico 2007-2008.... Al forte aumento dell’offerta formativa si aggiungono anche il rilevante fenomeno dell’incremento delle sedi decentrate e il peso via via crescente negli ultimi anni assunto dai professori a contratto esterni ai ruoli universitari (con un aumento del 67 per cento tra l’anno accademico 2001-2002 e l’anno accademico 2007-2008).... Scende in ogni caso la quota degli iscritti fuori corso (40,7 per cento nell’anno accademico 2006-2007 contro il 35,91 per cento nell’anno accademico 2007-2008).

Proprio un bel successo per il ministro Berlinguer, giustamente premiato dal Pd con un posto al Parlamento europeo.

Foto | Flickr

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