Correnti sì, correnti no. Fini è nel giusto? Sondaggio


Quella che si è aperta negli ultimi giorni tra Fini e Berlusconi è da sempre una questione fondamentale nella vita politica dei paesi democratici. Il Premier ieri ha definito "metastasi" le correnti interne ai partiti, parafrasando volutamente le identiche parole dell'ex-leader di Msi e An; parole pronunciate non molti anni fa.

Ma è davvero così? Noi tutti ricordiamo i riti della Prima Repubblica, con una Dc spaccata in numerose particelle dai nomi fantasiosi (Morotei, Dorotei eccetera) che raggiunse la sua sublimazione nel beffardo capolavoro cinematografico di Elio Petri Todo Modo (cui si riferisce il video introduttivo). Ma anche gli altri membri dei vari quadri e pentapartiti dell'epoca erano spaccati. Persino il piccolissimo Pli di Zanone, Costa, Altissimo e Sterpa (ridicolmente) era tale.

Così veniva interpretato il concetto di democrazia e dialogo interno fino agli anni 90. Successivamente si è identificata questa pratica in senso negativo, assimilandola all'immobilismo pre-tangentopoli e avversandola, almeno a parole. E non è un caso che proprio chi veniva da una granitica opposizione al sistema come il missino Fini fosse in prima linea tra i suoi detrattori.

Ma veniamo alla questione: all'alba del 2010 ha senso ritornare alle correnti? Ricordiamo che i partiti sono già di fatto spaccati al loro interno, com'è ovvio che sia. Le correnti non rappresenterebbero dunque altro che un riconoscimento dello status quo. In altre parole una debolezza che da nascosta si farebbe palese, ma che è endemica in ogni struttura veramente democratica.

Sempre che i nostri partiti siano davvero democratici.

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