Aperti i lavori della Direzione Pdl. Ok Corral fra Berlusconi e Fini


E’ iniziata all’Auditorium della Conciliazione di Roma la riunione della Direzione del Pdl. E’ la prima volta. Ed è la prima volta che si voterà. E conta sarà: dal sapore di una resa dei conti fra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.

L’ordine del giorno imposto dal premier (esame del voto, riforme, attività del governo) è una maldestra “copertura”, l’ultimo tentativo di imbrigliare il presidente della Camera, che ha l’occasione di trasformare il meeting in una straordinaria tribuna mediatica a proprio favore.

Tutte le opzioni sono aperte. Persino il “colpo in canna” dell’espulsione di Fini dal Pdl e, se la minoranza non si piegherà, la pistola puntata in fronte delle elezioni politiche anticipate. La crisi del Pdl segna la fine del bipartitismo del “Veltrusconi” e apre nuovi scenari per un bipolarismo a più voci “ufficiali” o addirittura per la nascita del terzo polo.

La pattuglia finiana, con alleanze trasversali, può mettere a rischio i grandi progetti riformisti del premier, a cominciare dalla giustizia. Berlusconi considera le correnti nel partito un “cancro” e non farà passare la corrente di Fini, costi quel che costi.

I nodi sono venuti al pettine. Ma non riguardano solo il Pdl. Bensì la struttura e la democrazia dei partiti che sono, o padronali (come il Pdl, la Lega, l’Idv) o populistico-plebiscitari (il Pd delle primarie su … misura). Oggi, nei partiti, chi non è d’accordo, o tace, o viene emarginato e se ne va (o viene cacciato). Sul territorio dominano feudatari e cacicchi, padroni delle tessere che distribuiscono soldi e potere. Le correnti non sono un “bene”, ma sono meglio del “centralismo democratico” di leninista memoria e sono meglio della dittatura di uno solo.

Fini non pone questioni di potere ma di contenuti. E’ a quei contenuti Berlusconi non può dare risposta perché sarebbe la fine del “Berlusconismo”.

Oggi comunque, è doveroso ripeterlo, si celebrerà la morte del sistema bipolare italiano basato sul porcellum, che premia le ali estreme e elimina la moderazione, sale di una sana politica riformatrice. Il 30 per cento degli italiani non va più a votare. Un pezzo fondamentale di italiani non si sente più rappresentata politicamente.

Se Fini rompe la “gabbia” imposta dallo schema della seconda repubblica, può diventare l’uomo nuovo, il Glegg italiano.

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