Rottura Fini-Berlusconi: scontro frontale in diretta!

Bisogna dare atto che il Pdl ha avuto coraggio nel mandare in “diretta” la propria direzione nazionale, sintesi della miglior commedia all’italiana. Un po’ farsa, un po’ tragedia.

Con Silvio Berlusconi che subisce per un’ora la martellante requisitoria di Gianfranco Fini, fiume in piena sui “limiti” del premier e padre padrone del partito, sul Pdl (un guscio vuoto), sul Governo (a rimorchio della Lega Nord). Fini ha ripreso puntualmente tutti i nodi politici che lo distinguono e lo allontano (oramai irrimediabilmente?) da Berlusconi e dal Pdl.

In sintesi Fini non ci sta a fare l’eretico e non vuole diventare colui che apre le porte del partito, del governo, del paese, alla Lega di Bossi, passata dal 16% del 2005 al 29% del 2010.

Il presidente della Camera, anche interrotto dal premier sempre più cupo in volto, ha smontato pezzo per pezzo tutta la politica del Pdl e del Governo, dalla giustizia (“la gente ha il sentore di una riforma fatta solo per qualcun”), all’immigrazione (“noi dobbiamo difendere la dignità della persona umana), al federalismo (“mina l’unità nazionale e nessuno sa quanto costa”), all’economia (“fra tre anni la gente ci giudicherà su ciò che siamo riusciti a fare, non sull’ottimismo”), sul partito (“Pdl che perde la sua identità, partito dove vige un anacronistico centralismo democratico”).

Frecce avvelenate anche sul 150esimo dell’Unità d’Italia e sul Giornale di famiglia.

La replica di Berlusconi, sferzante fino alla provocazione personale, (“Allora lascia Montecitorio”) ha chiaramente posto fine a una querelle politica che durava da troppo tempo.

Ora si attende il “verdetto”. Ma serve a nulla. La rottura si è consumata in diretta. Forse è questa l’unica cosa che fa “onore” al Cavaliere.

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