Berlusconi vince ma Fini si prenota per il futuro


Che il Pdl fosse il partito del Presidente lo si sapeva da tempo. Ieri, se ancora ve ne era la necessità, si è avuta l’ennesima conferma.

Il discorso di Fini, un monologo di quasi cinquanta minuti, ha provato a scalfire un muro che alla luce dei fatti si è rivelato invalicabile. Per adesso.

I numeri, dopo la replica di Berlusconi, sono stati nettamente a favore del Presidente che si è accaparrato quasi 150 voti a fronte dei 13 per il “dissidente” Fini.

Ma liquidare così semplicemente quanto è avvenuto ieri sarebbe sbagliato. Sarebbe sbagliato fingere che, poiché i numeri hanno parlato di plebiscito, le argomentazioni esposte da Fini non debbano essere degne di una qualche considerazione.

Di sicuro Fini ha fatto un discorso lucido che ha affrontato temi delicati che non si può fingere di ignorare. Un discorso che per molti aspetti, al di là di quanto detto, ha fatto male alla direzione del Partito più che a lui.

Le argomentazioni (e le critiche, in alcuni casi anche costruttive) esposte dal Presidente della Camera sono state certamente d’impatto, perché hanno sollevato “il tappeto sotto cui sarebbe sciocco nascondere i problemi”: dall’identità del Pdl al Nord (che si confonde con quella della Lega), ai temi sull’immigrazione (che non sarebbero compatibili con una ideologia di un partito popolare), all’idea, essenza stessa della democrazia, che chi non è d’accordo lo possa dire.

Berlusconi però, al di la di tutto (e come quasi sempre accade), ne è uscito vincitore. Ha coinvolto la platea, tutta per lui, e con la solita maestria ha provato a dribblare alla sua maniera le accuse rivoltegli da Fini. Ha cercato di ribattere punto per punto le osservazioni e in diversi casi ci è anche risuscito, fino al suo “colpo di teatro”. Un passaggio poderoso, disarmante, e di certo una stoccata notevole per Fini: “martedì mi hai detto di esserti pentito di aver fondato il Pdl”. Fini paonazzo per la rabbia, attacca ancora ma sembra che voglia solo spostare l’accento dalla questione vera (se ne voleva andare e poi ha cambiato idea quando ha visto che i numeri non erano a suo favore?) Non lo sapremo mai.

In ogni caso, Fini passa per un politico abile. Di sicuro sapeva che ieri sarebbe andata come è andata ed è difficile credere che volesse fare una lotta contro i mulini a vento. Probabilmente allora, le sue motivazioni erano altre, ad esempio “prendere posizione per il futuro”. Sicuramente, per ora, ha solo confermato quello che dicevamo all’inizio, cioè che il Pdl è il partito del Presidente e il Presidente è ancora troppo forte: la maggioranza è con lui e chi è in disaccordo per ora tace e gli votare a favore.

  • shares
  • Mail
114 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO