Vaticano SPA: Le verità nascoste sullo Ior che restano tali

Si respirava un'atmosfera surreale stamattina al Teatro Pavone di Perugia. Andava in scena uno dei panel più interessanti del Festival del Giornalismo di Perugia. Titolo "Le verità nascoste, Vaticano SPA", ospiti l'autore del libro edito da Chiarelettere Gianluigi Nuzzi, di Libero, Giacomo Galeazzi, vaticanista de La Stampa, Rossend Domenech di El Periodico e Philip Willan, giornalista britannico.

Ascoltando le ricostruzioni, giocoforza sommarie, degli ultimi 20 anni di intrecci e malaffare dello Ior, la banca vaticana, ho cercato di immedesimarmi in uno spettatore che del libro di cui si parlava non aveva mai sentito parlare. Qualcuno nel teatro settecentesco c'era, bastava scrutare i volti basiti di alcuni mentre i relatori raccontavano di come l'oscuro istituto di credito dello Stato Pontificio abbia svolto il ruolo di collettore per le tangenti degli anni '90, per oscure manovre politiche e per il riciclaggio di denaro della mafia, anche (e soprattutto) dopo la caduta del famigerato Monsignor Paul Marcinkus.

Questa è la parte più sorprendente della storia che il famigerato archivio Nardozzi ha svelato nella sua interezza (con quasi 4000 documenti segreti, disponibili online per volontà di Nuzzi) ad un'opinione pubblica ancora oggi costretta a trattenere gli sbadigli di fronte ai paludati resoconti dei Tg sugli angelus del Papa. Se attorno agli scandali di abusi sessuali nella Chiesa si sta, anche in questi giorni, facendo luce, rimangono ancora oggi preoccupanti coni d'ombra sulle losche vicende finanziarie che hanno coinvolto lo Ior su gran parte della stampa e, ancora di più, dell'informazione televisiva.

Il paradosso è che se gli scandali sessuali sono fatti di una gravità inaudita, soprattutto quando si evidenziano le coperture dirette e indirette offerte negli anni dai vertici della Chiesa ai prelati coinvolti, quelli della banca vaticana hanno qualcosa in più: sono una testimonianza eccezionale ed inedita su incredibili retroscena della storia italiana totalmente sconosciuti nelle versioni "ufficiali".

Un nome, in particolare, è ritornato più volte nel corso del dibattito: quello di Giulio Andreotti. Con estrema naturalezza, qualche settimana prima dell'uscita del libro, la sua segretaria fece sapere a Nuzzi che il Senatore a vita non ricordava di aver mai avuto un conto presso lo Ior. Peccato che di quel conto ci fosse abbondante traccia nell'archivio Nardozzi con la rendicontazione dei 60 milioni di euro che negli anni vi erano transitati.

Anche questa è una delle "verità nascoste" che rimangono tali anche quando qualcuno ha la fortunosa possibilità (e la bravura) di renderle note al pubblico.

[Intervento di Gabriele Capasso]

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