Le relazioni conclusive su istituzioni ed economia: cosa hanno detto i dieci saggi di Napolitano?

Tanto buon senso ma poche soluzioni pratiche

L'esperienza dei dieci saggi voluti da Napolitano è giunta alla conclusione: difficilmente ne sentiremo la mancanza, ma il punto è capire se e in che misura le soluzioni trovate dai dieci esperti di varia estrazione politica e professionale saranno utili al prossimo Presidente della Repubblica e al prossimo governo. E, a proposito di soluzioni, veniamo alle relazioni conclusive (pubblicate sul sito del Quirinale) che riassumono il lavoro di questi dieci giorni: a leggere i due rapporti, di soluzioni ce ne sono tante ma niente di pratico e decisivo.

I saggi si sono limitati a mettere in evidenza problemi che sono attuali ormai da anni, e a proporre possibili via d'uscita, ma il punto è che in molti casi non sono riusciti ad accordarsi neppure tra di loro, e le relazioni (specialmente quella del gruppo per le istituzioni) sono piene di note in cui di volta in volta un esperto fa mettere a verbale il suo dissenso dagli altri.

Gruppo istituzionale: il gruppo a quattro formato da Onida, Mauro, Quagliariello e Violante ha stilato una relazione articolata su sei linee guida: diritti dei cittadini, riforme costituzionali, Parlamento e Governo, Rapporto Stato-Regioni, Amministrazione della giustizia e finanziamento pubblico dei partiti.

Questi i principali punti emersi:

Partiti: i saggi si augurano che i partiti riacquistino prestigio agli occhi dell'opinione pubblica orientandosi verso il bene comune;
Referendum: si propone l'introduzione del referendum confirmativo obbligatorio per tutte le leggi costituzionali e alcune modifiche allo strumento del referendum confermativo. In particolare: elevazione delle firme necessarie per la presentazione, giudizio di ammissibilità collocato dopo la raccolta di un certo numero di firme ma prima della conclusione della campagna, ridefinire i criteri di ammissibilità, calcolare il quorum sulla base dei votanti alla più recente elezione alla Camera, impedire che si aggiri il risultato referendario.
Opere infrastrutturali: i grandi interventi infrastrutturali possono avvenire solo dopo ampio e regolato confronto pubblico.
Riforme: istituire una commissione mista di parlamentari e non parlamentari espressamente incaricata di redigere le riforme, sull'esempio della Commissione Bozzi nel 1985. Non si tratterebbe di un'Assemblea Costituente ma di un organo che presenterebbe al Parlamento un testo di riforme da approvare.
Forma di governo: i saggi ritengono percorribile sia la strada di un semipresidenzialismo alla francese, sia quella di un sistema parlamentare razionalizzato, prediligendo però quest'ultima soluzione perché più in linea con la prassi e il sistema costituzionale (uno dei saggi, presumibilmente Quagliariello, si è però detto contrario). Nel sistema proposto, cambierebbe il meccanismo della fiducia e sarebbe introdotta la "fiducia costruttiva".
Legge elettorale: in caso di semipresidenzialismo, meglio i collegi uninominali, altrimenti il proporzionale. Sulle soluzioni, non c'è stato accordo.
Bicameralismo: superamento del bicameralismo perfetto, creazione al posto del Senato di una Camera delle Regioni e conseguente taglio dei parlamentari.
Giustizia: rispetto della durata dei processi, ridefinizione dei presupposti di avvio e conclusione delle indagini, ridurre il sovraffollamento nelle carceri tramite le pene alternative e il reinserimento nel mondo del lavoro. Istituzione di una Corte deputata a giudicare l'operato dei magistrati.
Finanziamento ai partiti: i saggi ritengono "ineliminabile" il finanziamento pubblico, si può però rendere più efficace e meno oneroso il rimborso.

Gruppo per le materie economico-sociali ed europee: il gruppo formato da Bubbico, Giorgetti, Giovannini, Moavero, Pitruzzella e Rossi ha stilato una relazione più articolate. Questi i punti principali:

Crescita economica: completare il pagamento dei crediti alle piccole e medie imprese, espandere l'operato del fondo di garanzia, accelerare l'utilizzo dei fondi europei.
Ricerca e innovazione: creare un fondo di investimento pubblico-privato che sostenga e rafforzi quello della Cassa Depositi e Prestiti. Sostenere le PMI che investono in ricerca e sviluppo.
Lavoro: i saggi propongono di rifinanziare gli ammortizzatori sociali in deroga, riconoscere un credito d'imposta ai lavoratori a bassa retribuzione, ridefinire (di nuovo) l'ISEE.
Pubblica amministrazione: semplificare ed eliminare i regimi autorizzatori non necessari, rivedere i livelli retributivi degli alti funzionari.

Insomma, tanti buoni propositi (peraltro già rimasticati da tempo) e poco di più. Con tutto il rispetto, ma le relazioni dei dieci saggi, per contenuto, sono sullo stesso livello delle dichiarazioni delle aspiranti miss che si augurano la pace nel mondo.

Foto © Quirinale.it

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