Fini e la commissione sul federalismo, serve davvero?

fini Pdl

Che Fini non fosse un estimatore del federalismo lo si era capito da tempo. Da lì, la proposta di una commissione interna al Pdl (definita un’ottima idea da Berlusconi) che fosse in grado di sottoporre al Governo delle vere proposte “made in pdl”. Il tutto per evitare che il “programma delle riforme” sia dettato solo dalla Lega, magari alle spalle del sud del paese.

Ma questa commissione serve davvero? Davvero c’è il rischio che si approvi il federalismo senza che il Pdl ne sappia nulla? Mi sbaglierò, ma non credo che le cose stiano davvero così. Sembra quasi, invece, che si miri solo prendere altro tempo: “Discutere, discutere e discutere per non arrivare a nulla”. Un po’ la rivisitazione moderna dell’italico/gattopardiano “cambiare tutto per non cambiare nulla”.

Per avere la conferma del fatto che le proposte non verranno approvate “a scatola chiusa” e che ci sarà, invece e comunque, il giusto dibattito su tutte, dovrebbe bastare esaminare il programma di avvicinamento alla riforma federalista e dei cosiddetti “decreti attuativi”. Ad occhio, non sembra proprio che la Lega stia facendo tutto in segreto ed alle spalle del Pdl e del “partito del Sud”. Anzi.

Esistono infatti varie commissioni e comitati che riferiscono direttamente o indirettamente ai membri del parlamento: tra queste spiccano il comitato dei rappresentanti delle autonomie territoriali e la commissione per l'attuazione del federalismo, composta da 30 esponenti tra deputati e senatori e presieduta proprio da un onorevole del sul: Enrico La Loggia (nato ad Agrigento).

C’è poi la commissione tecnica paritetica per l'Attuazione del federalismo fiscale, composta da 15 rappresentanti tecnici dello stato e 15 rappresentanti degli enti territoriali oltre alla commissione parlamentare di Vigilanza sull'anagrafe tributaria composta da membri nominati dallo stesso Fini e da Schifani.

Accanto a tutte queste esiste poi la conferenza permanente per il Coordinamento della finanza pubblica con il compito di verificare costi e necessità dei vari enti istituzionali.

Stando così le cose, non si può certo dire che vi sia la necessità di una ulteriore commissione, come chiesto da Fini, anche perché i decreti attuativi, prima di venire discussi, passeranno per le singole commissioni competenti in entrambi i rami del parlamento.

E allora? Quale è lo scopo della proposta di Fini e dei “dissidenti silenziosi” che “sarebbero molto più numerosi di quanto i numeri dicano”?

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