Umberto Eco a El Pais: "Democrazia in crisi, il futuro dell'Europa sarà l'Italia"

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In passato si diceva che il futuro europeo si chiamava Stati Uniti. Oggi, disgraziatamente, il futuro dell'Europa è l'Italia. L'Italia di Berlusconi annuncia situazioni analoghe in molti altri paesi europei: dove la democrazia è in crisi, il potere finisce nelle mani di chi controlla i mezzi di comunicazione. Quindi non vi preoccupate per noi (Italia), preoccupatevi per voi stessi.

Queste solo un piccolo passaggio dell'intervista rilasciata da Umberto Eco a Vicente Verdù del quotidiano spagnolo El Pais, in occasione dell'ennesima laurea honoris causa (la numero 38) consegnata a Siviglia ad uno degli intellettuali più noti e apprezzati a livello mondiale.

Una lunga intervista, che ripercorre la biografia e il background culturale di Eco, le sue prime pubblicazioni che risalgono a più di 50 anni fa e il suo profilo di intellettuale a 360 gradi, come dimostra la varietà dei suoi libri, dai saggi ai romanzi di successo. Non potevano mancare le considerazioni politiche di Eco, come sempre molto mirate ironiche e per nulla banali.

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Dando per persa e disperata la situazione italiana, Eco mette in guardia gli altri paesi dalla tentazione populista in agguato sull'Europa intera e non solo (vi ricordate chi ha vinto in Cile le ultime elezioni?).

E' il momento dei multimiliardari che si buttano in politica, dei magnati proprietari dei canali televisivi che conoscono bene il linguaggio pubblicitario che seduce e convince (come segnalava con grande chiarezza domenica anche Nichi Vendola a Che tempo che fa). E' un periodo buio, in cui chi dovrebbe controllare i politici (i media) è in realtà controllato e guidato nelle battaglie pubbliche.

Il "modello Berlusconi" già fa proseliti: al di là della Russia, a cui il presidente del consiglio si ispira, come non vedere per esempio in Sarkozy e nei suoi tentativi censori un tentativo di imitazione?

Altro discorso affrontato nell'intervista è sulle potenzialità di internet (qui ne parla download blog) per smuovere questa egemonia mediatica della politica. Il semiologo è molto interessato alle potenzialità democratiche della rete (vedi il popolo viola), ma mette in guardia dal cattivo uso che si può fare di internet: informazione approssimativa, fonti inesistenti, non controllo della veridicità delle notizie, quantità eccessiva e qualità dubbia.

La rete quindi è per Eco un'occasione e uno strumento che porta maggiore libertà, ma anche un rischio portato dalla mancanza di un filtro sociale.

A seconda del quotidiano che uno compra, sa anche chi sono le firme e i proprietari e le posizioni politiche del giornale stesso. Con Internet non si sa mai chi parla

In realtà, riconoscendo che il rischio è presente, si potrebbe far presente a Eco che la rete sta dimostrando di premiare credibilità affidabilità e reputazione. Come altrimenti concepire che il blog di Grillo sia potuto diventare uno dei più letti al mondo?

Un altro punto di estremo interesse toccato nell'intervista è l'astensione, ormai una costante nelle democrazie occidentali, che segna la fine della democrazia rappresentativa.

Non riflettiamo abbastanza sul fatto che siamo arrivati alla fine della democrazia rappresentativa. Quando negli Stati Uniti vota il 50 % dei cittadini, e uno deve scegliere tra uno dei due candidati, il vincitore avrà poco più del 25% dei voti. Non è eletto dal popolo, ma da una minoranza che premia una buona organizzazione del suo partito e le lobby che lo appoggiano. Chi rappresenta questo candidato?

In chiusura, alla domanda su come definirebbe il berlusconismo, possibile futuro dell'Europa, Eco chiosa:

E' un peronismo europeo, sebbene non abbia ancora portato un'attrice al governo.

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