I Presidenti della Repubblica: Antonio Segni (1962-1964)

La biografia del quarto Capo dello Stato italiano

Antonio Segni

Proveniente da una delle più importanti famiglie di Sassari, imparentato con i Berlinguer e con i Cossiga, Antonio Segni era un predestinato della politica, eppure il suo mandato è stato tutt'altro che tranquillo, il più breve ma anche tra i più controversi (e dai contorni più misteriosi) della storia repubblicana.

Nato nel 1891, si iscrive al PPI dalla sua fondazione e ne diventa consigliere, ma durante il fascismo resta distante dalla politica attiva e preferisce l'attività accademica nelle principali università italiane: nel 1943 fa parte del gruppo fondatore della Democrazia Cristiana e nel 1946 entra nell'Assemblea Costituente. Negli anni successivi ricopre per diverse volte l'incarico di ministro e per due volte quello di Presidente del Consiglio. Fa parte dell'ala conservatrice della Dc ed è gradito alle destre e ai monarchici.

Antonio Segni: la gallery

La sua elezione nel 1962 è, come sempre in quegli anni, frutto di un ragionato calcolo da parte della segreteria Dc, rappresentata in quel caso da Aldo Moro. Se 7 anni prima si era scelti un uomo vicino alla sinistra com Gronchi per aprire il dialogo con il Psi, ora che il dialogo è ben avviato si sceglie un conservatore per rassicurare l'ala destra del partito. Nonostante fosse il candidato ufficiale del partito occorsero nove scrutini per eleggerlo, grazie ai voti di missini e monarchici.

Il breve mandato presidenziale è segnato da una continua tensione con il blocco di centrosinistra, e da un susseguirsi di governi. In particolare Segni si oppone in tutti i modi a un'alleanza tra Dc e Psi, voluta da Moro, per portare avanti riforme largamente condivise sia nel centrosinistra che in buona parte dello scudo crociato. Solo alla fine del 1963 Aldo Moro riuscirà a varare il primo governo di centro-sinistra con l'appoggio del Psi.

Pochi mesi dopo, a luglio, l'esecutivo entrò in crisi per un voto sfavorevole, e Segni esercitò pressioni sul Psi di Nenni affinché si ritirasse dal governo e rinunciasse alle riforme che chiedeva. Seguirono giorni di convulse trattative e di minacce velate: solo nel 1967 uno scoop dell'Espresso svelò cosa stava accadendo in quei giorni, e cioè il "Piano Solo", un tentativo di golpe organizzato dal Comandante dell'Arma dei Carabinieri, il generale De Lorenzo.

Il piano di De Lorenzo prevedeva il confino in Sardegna di 731 esponenti di sinistra, tra politici e sindacalisti, il presidio della televisione, la chiusura dei giornali di sinistra. Una svolta autoritaria organizzata con il consenso del presidente Segni, e che per poco non si concretizzò nell'estate del '64: dopo la parata del 2 giugno, infatti, le forze dei Carabinieri (presenti in misura molto maggiore del solito) rimasero a Roma anziché tornare nelle varie caserme. Fiutato il pericolo, molti esponenti di sinistra fecero perdere le loro tracce. Fu probabilmente proprio "il tintinnar di sciabole" agitato da Segni a mettere fine al programma riformista del governo Moro.

Il 7 agosto, Segni ricevette al Quirinale Moro e il leader socialdemocratico Giuseppe Saragat. Non si sa nulla di quell'incontro, ma si racconta che Saragat mise alle strette Segni, accusandolo di aver tramato un colpo di stato e minacciandolo di deferirlo all'Alta Corte. Segni venne colpito da un ictus cerebrale, a seguito del quale fu stabilito l'impedimento temporaneo. Le funzioni di Capo dello Stato provvisorio passarono al presidente del Senato Cesare Merzagora.

Il 6 dicembre, persistendo l'impedimento, Segni diede volontariamente le dimissioni. Anziano e malato si ritirò dalla vita politica e morì a 81 anni nel 1972. Né lui, né gli altri protagonisti dell'estate 1964 rilasciarono mai dichiarazioni su cosa accadde in quei giorni: di certo, se anche il golpe non venne portato a termine, Segni riuscì a bloccare il processo di riforma osteggiato dalle destre e dai conservatori.

Foto: Quirinale.it

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