Intervista - polisblog incontra Luca Martinelli, giornalista della rivista Altreconomia e autore di “L’acqua è una merce”

Chi ragiona, attraverso i mass media, di politica prima o poi affronta degli argomenti che all’elettorato non interessano poiché non li tocca da vicino. E’ utile continuare a ragionare sul presunto scontro registrato nei giorni scorsi tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini?

No. Probabilmente No. Gli argomenti da affrontare in queste ore sarebbero altri. Dovrebbero essere diversi. Per questo motivo abbiamo raggiunto telefonicamente Luca Martinelli, autore di “L’acqua è una merce”(Altraeconomia, 2010). Con lui abbiamo parlato della privatizzazione del sistema idrico integrato.
Cosa cambia con la legge che privatizza l’acqua?

Il decreto Ronchi, che è stato convertito in legge nel novembre scorso, impone di affidare il servizio di distribuzione dell’acqua attraverso gare aperte a società di capitali, spa private. Non c’è più, quindi, la possibilità per gli enti locali di affidare il servizio idrico integrato a società per azioni a totale controllo pubblico, meccanismo di affidamento diretto conosciuto come in house.

Cosa ne pensa di questa legge?

E’ una legge sbagliata, poiché il servizio idrico integrato è un servizio pubblico di interesse generale, che l’Unione Europea permette agli Stati membri di gestire in una logica non privatistica. Non in una logica di mercato.

Se la liberalizzazione, in alcuni casi, è qualcosa che può portare efficienza, in questo caso assistiamo esclusivamente a una privatizzazione. Crea monopoli privati. Come sottolineato anche dalla Corte dei Conti in una relazione del 25 febbraio, ciò favorisce solo le società che gestiscono i servizi. Non il cittadino.

Di cosa parla “L’acqua è una merce”?

Il libro racconta quanto è successo negli ultimi 16 anni in Italia. Abbiamo voluto dare questo titolo paradossale per sbattere la verità in faccia ai cittadini, sottolineando così anche il modo in cui i mezzi di comunicazione non hanno raccontato questo passaggio.

Abbiamo notato, cioè, che dopo un silenzio durato 15 anni, oggi, a seguito delle polemiche scatenate dalla trasformazione in legge del decreto Ronchi, si è iniziato a parlare di mercificazione dell'acqua ma in maniera mistificatoria. Ci si dimentica sempre di raccontare gli esempi concreti di privatizzazione già in atto, e di presentarne gli effetti negativi.

Il periodo storico da lei preso in considerazione coincide con l’amministrazione Berlusconi.

Penso che si possa affermare che i maggiori responsabili della privatizzazione del sistema idrico integrato siano gli esponenti politici del centro-sinistra. Nella scorsa legislatura era in discussione un decreto firmato dalla ministra Linda Lanzillotta, se non altro peggiore di quello poi approvato. Considera anche che una delle migliori gestioni del servizio idrico integrato è quella, pubblica, della città di Milano.

“Presa Diretta” (il programma televisivo di Riccardo Iacona) ha raccontato del ritorno al pubblico deciso dall’amministrazione parigina. Esistono casi analoghi in Italia?

Nel nostro Paese non c’è stata ancora nessuna ripubblicizzazione. Proprio in questi giorni è in discussione il ritorno al pubblico ad Aprila, in provincia di Latina. Il Comune grazie ad una sentenza del Consiglio di Stato può tornare indietro, e sta capendo come fare.

In Italia c’è un altra situazione interessante, quella di tutti quei sindaci che -a prescindere- si sono rifiutati di consegnare le reti del servizio idrico integrato a delle società private.

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